"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
Tag

New York: la capitale mondiale dell’arte nel ventesimo secolo

New York: la capitale mondiale dell’arte nel ventesimo secolo

Three Flags

Jasper Johns, Three Flags, 1958

L’arte americana del ventesimo secolo, rappresentò una sorta di risposta alle condizioni sociali, politiche ed economiche del paese; essa si assestò a metà strada tra la storia dell’arte in senso stretto e tutte le altre forme che iniziarono a proliferare attorno a lei, quali la pubblicità, i grattacieli, il cinema, la musica jazz, i mobili e l’artigianato di design.

Nel Novecento, infatti, lo sviluppo dell’arte americana seguì la rivoluzione industriale e fu intimamente legato a tutti quei fenomeni di costume che si svilupparono: il ballo, dal charleston al fox-trot, da Isadora Duncan a Martha Graham, i romanzi di Scott Fitzgerald e Hemingway, la Hollywood di Frank Capra e Billy Wilder, la seconda guerra mondiale, Hiroshima, l’architettura di Mies van der Rohe e di Frank Lloyd Wright.

42nd Street

Roger Wood, Pedestrian Signal on 42nd Street, 1961

Una famosa mostra, l’Armory Show, tenutasi a New York sulla Lexington nel 1913, fece scoprire al pubblico americano il modernismo europeo e contribuì a riscuotere New York dal torpore dell’età vittoriana.

A fare scalpore furono soprattutto le opere di Brancusi, Duchamp, Picabia, Matisse, Picasso e altri: sfide lanciate alla tradizione accademica che ispirarono un’intera generazione di artisti americani, trovando così stimolo alla loro ricerca pittorica. Gli artisti infatti, come affermò lo stesso Newman, sentivano profondamente “la crisi morale di un mondo in preda al caos, devastato da una grande depressione e da una feroce guerra mondiale, e come fosse divenuto impossibile continuare a dipingere, come si faceva un tempo, fiori, nudi sdraiati e suonatori di violoncello… Per alcuni di noi la scelta di cosa dipingere assunse l’aspetto di una vera crisi morale.”

Orchestral Dominance

Hans Hofmann, Orchestral Dominance in Yellow, 1954

Nel corso del Novecento New York prese, pian piano, il posto di Parigi, come capitale dell’arte e delle tendenze più innovative, grazie anche ai grandi europei da Duchamp, a Mondrian, a De Kooning che, fuggiti dall’Europa in guerra, giunsero in questo paese, libero dalle persecuzioni razziali e aperto ad accogliere e recepire stimoli originali, con un bagaglio di nuove idee. Idee che si arricchirono tramite forze locali: il terreno americano era fertile e prosperoso.

Da questo terreno sorsero il romanticismo perduto di Pollock e De Kooning, l’estasi contemplativa di Rothko, l’empirismo monocromo di Barnett Newmann.

Number 31

Jackson Pollock, Number 31, 1950

L’espressionismo astratto trovò il suo pieno e completo sviluppo in tutte le forme d’arte, livellando così i labili confini tra le varie manifestazioni artistiche per creare un’unica e grandiosa opera d’arte totale.

Tale corrente fu fortemente influenzata dalla conoscenza dei surrealisti che avevano introdotto in America le loro concezioni relative all’espressione degli stati onirici e dell’inconscio, cosa questa che produsse un effetto liberatorio sulle giovani generazioni di americani. In questo contesto, l’espressionismo astratto si affermò come una delle correnti più vigorose della scena artistica dei primi anni cinquanta, assegnando a New York un ruolo di primo piano a livello internazionale nel campo della sperimentazione estetica.

Second Story Sunlight

Edward Hopper, Second Story Sunlight, 1960

Edward Hopper, Second Story Sunlight, 1960

Verso la metà degli anni cinquanta, quando l’espressionismo astratto giunse al culmine del successo e suscitò una fitta schiera di imitatori e di sostenitori, una nuova generazione di artisti cominciò a studiare le scoperte dei predecessori, per contrapporre ad esse un proprio stile originale.

Prendendo le distanze dalla retorica eroica e dalla tendenza al soggettivismo espressionista dei loro colleghi più anziani, artisti come Jasper Johns e Robert Rauschenberg assunsero nelle loro opere una posizione più distaccata, basata sull’uso di immagini readymade tratte dal mondo che li circondava e quindi facilmente riconoscibili, invece che su forme di espressione astratte e autoreferenziali.

World's Fair Girl

Roy Lichtenstein, World’s Fair Girl, 1963

Da qui, passando per la Pop Art, al minimalismo, all’arte concettuale e al più recente Graffittismo, con esponenti del calibro di Kate Haring e Jean-Michel Basquiat, New York fu incoronata regina incontrastata dell’arte mondiale del ventesimo secolo.

Paul Klee disse “l’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”, citazione efficace per accostarsi al significato e alle atmosfere dell’arte americana del Novecento .

Un legame indissolubile si creò con l’arte europea che, da questo momento, non potè più prescinderne e vi si ispirò, attingendone a piene mani. L’America, e New York in particolare come suo fulcro più vitale e stimolante, segnarono l’evoluzione del gusto, della sensibilità e della cultura dell’Occidente moderno, modificando, nel contempo, gli orizzonti culturali dell’uomo.

Andy Warhol

Alice Neel, Andy Warhol, particolare, 1970

Un’esperienza artistica unica che non potè che avvenire in quell’epoca e in quel particolare luogo, proprio come l’impressionismo non potè che nascere e svilupparsi nella Parigi di fine Ottocento.

A partire dal 1945, chiunque seguisse l’evoluzione dell’arte contemporanea non potè che guardare allo straordinario crogiolo di uomini, di idee, di tendenze che si era concentrato nella metropoli americana.

“Non c’è niente di meglio di una buona pittura sul niente.” (Mark Rothko)

Chairman Mao

Andy Warhol, Chairman Mao, 1975

New York: la capitale mondiale dell’arte nel ventesimo secolo ultima modifica: 2013-02-18T15:46:40+00:00 da barbara
5 Comments

Post A Comment