"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Pierre-Auguste Renoir: un operaio della pittura

Pierre-Auguste Renoir: un operaio della pittura

Pierre-Auguste Renoir, Piazza San Marco, 1881

Pierre-Auguste Renoir, Piazza San Marco, 1881

“Un operaio della pittura”, così Renoir, uno dei componenti più celebri del movimento impressionista, amava definirsi, sia per le precedenti esperienze di artigiano, sia per quella vocazione ad abbracciare il “mestiere artistico” in modo esclusivo e totalizzante.

Renoir, nella sua costante ricerca e tensione creativa, considerò i maestri della tradizione e gli artisti contemporanei come dei punti di riferimento da studiare e valutare quali componenti essenziali e necessari nella ricerca di un comune linguaggio formale. Egli, infatti, meno propenso a rigettare l’arte del passato rispetto ad altri suoi colleghi, frequentò con assiduità i musei riconoscendone il valore didattico ed educativo.

Pierre-Auguste Renoir, Il palco, 1874

Pierre-Auguste Renoir, Il palco, 1874

La sua arte, cresciuta nell’alveo dell’Impressionismo, si caratterizzò per un’aderenza costante alla forma: contro la dissoluzione della forma della luce, Renoir oppose una sintesi meno episodica della materia pittorica, considerando la sensazione troppo distruttiva per poter essere eletta ad arbitro della pittura.

La sua opera infatti può definirsi classica per la sua presenza plastica e formale, unita alle novità sulla ricerca di luce e colore introdotte dagli impressionisti. Nei suoi settantotto anni di vita, Renoir non cessò mai di dipingere, anche quando, a causa di un’artrite devastante, fu costretto a legarsi il pennello alle mani: la sua arte fu la ragione stessa della sua vita, in una sperimentazione continua ed incessante.

“La sofferenza passa, ma la bellezza resta”, diceva a chi faticava a comprendere la sua perseveranza ed il suo eroismo ai limiti del sacrificio umano.

Pierre-Auguste Renoir, La ballerina, 1874

Pierre-Auguste Renoir, La ballerina, 1874

Autodidatta, cominciò a dipingere nella metà degli anni Sessanta dell’Ottocento en plein air, nella foresta di Fontainebleau, assieme agli amici Sisley, Monet e Pisarro e proprio in questo luogo conobbe Courbet, il cui realismo fu un importante punto di riferimento per la sua opera.

Erano anni di grande rinnovamento in pittura di cui Renoir, con gli altri artisti riuniti sotto l’etichetta di impressionisti, si fece portavoce. La pittura, uscita dalle accademie, rivendicava il suo ruolo di interprete e testimone della realtà moderna e contemporanea. Tale esigenza di rinnovamento, se pur capita da un circolo di intellettuali, si veniva però a scontrare con l’ostilità e l’aperta opposizione del pubblico per il quale la vera pittura coincideva con quella che trattava temi storici, biblici o di genere e trionfava nelle esposizioni ufficiali.

“Sono pittori che amano il loro tempo […] gli orizzonti delle nostre città, le macchie grigie e bianche delle case sul cielo chiaro, […] le persone che corrono avvolte nei loro paletot” , così si esprimeva Zola parlando degli impressionisti.

Pierre-Auguste Renoir, Vele ad Argenteuil, 1874

Pierre-Auguste Renoir, Vele ad Argenteuil, 1874

Dal 1869 Renoir e Monet dipinsero spesso assieme, a volte anche intervenendo sullo stesso motivo; pur nella comunità di intenti i due artisti dimostrano personalità fortemente diverse tra di loro: in Renoir è sempre presente la ricerca di una solidità formale che Monet tende a dissolvere nello scintillio della luce.

Renoir si distinse per la sua abilità nel cogliere i tratti e le apparenze femminili: le sue creature rimandano un senso di felicità e allegrezza poiché ritratte nella loro placida e gioiosa apparenza.

Perfino Marcel Proust riconobbe la grande capacità dell’artista, ne La parte di Guermantes egli infatti affermò: “Il pittore, l’artista originale, procedono a mò degli oculisti: e il trattamento della loro pittura, della loro prosa non sempre è dei più gradevoli. Quando la cura è terminata, il clinico ci dice: – E adesso guardate! – Ed ecco che il mondo (il quale non è stato creato una volta sola, ma tutte le volte che è sopraggiunto un artista originale) ci sembra completamente diverso da quello di prima, ma perfettamente chiaro. Passano signore nella via, diverse da quelle di prima, perché ora sono altrettanti Renoir.”

Pierre-Auguste renoir, Donna al piano, 1876

Pierre-Auguste renoir, Donna al piano, 1876

Renoir dimostrò così un’insuperabile maestria nel cogliere l’intimo significato delle persone, risvegliando sensazioni di piacere e di grande sensualità senza retorica od arrovellamenti cerebrali di sorta, come emerge dal rapido ritratto che ne fece John Rewald nel 1946: “Magro, nervoso, modesto, povero, ma vivace e pieno di irresistibile allegria […] infiorava più o meno deliberatamente i suoi discorsi di argot  parigino; […] per le teorie solenni e le riflessioni profonde dimostrava un disinteresse assoluto. La vita andava goduta, la pittura ne era parte indispensabile.”

Pierre-Auguste Renoir, Giardino in rue Cortot, 1876

Pierre-Auguste Renoir, Giardino in rue Cortot, 1876

Nel 1874, nello studio del fotografo Nadar, si svolse la prima mostra degli Impressionisti la quale si risolse in un totale insuccesso e diede vita a critiche anche molto aspre. Nel 1876, durante la seconda mostra impressionista, il critico Albert Wolff definì Nudo al sole di Renoir “un ammasso di carni in decomposizione, con macchie verdi e violacee.” Nonostante la durezza del pubblico e della critica, l’arte di Renoir, e dei suoi compagni, proseguì nella volontà di fissare sulla tela l’attimo fuggente e mobile della realtà.

Pierre-Auguste Renoir, Nudo al sole, 1875

Pierre-Auguste Renoir, Nudo al sole, 1875

Attorno al 1880, con la crisi del gruppo impressionista, Renoir fu colto da un certo disorientamento: accusato dagli amici di esporre al Salon ufficiale mirando al successo mondano e tormentato, al contempo, dalla ricerca di un nuovo rigore costruttivo.

Un viaggio in Italia tra il 1881 ed il 1882 mise in diretto contatto Renoir con i grandi maestri del rinascimento e diede nuovo impeto alla forma monumentale della sua arte; lo scopo era quello di conciliare istante e durata, innestando lo studio della luce e del colore su di una struttura più solida.

Pierre-Auguste Renoir, Bagnante seduta, 1883

Pierre-Auguste Renoir, Bagnante seduta, 1883

“Verso il 1883 si produsse come una frattura nella mia arte. Ero arrivato al punto estremo con l’impressionismo e constatavo che non sapevo né dipingere, né disegnare, in una parola ero in un vicolo cieco.”

Le grandi bagnanti (1884-1887) rappresenta l’apice della crisi di Renoir, il punto estremo del rifiuto della tecnica impressionista: i colori sono posti entro contorni nettamente definiti ed acuta è la necessità di uno stile più concreto e rigoroso.

Pierre-Auguste Renoir, Le grandi bagnanti, 1884-1887

Pierre-Auguste Renoir, Le grandi bagnanti, 1884-1887

La sua pittura non potè però concludersi nel ritorno alla fredda e statica pittura di accademia, lo sforzo di Renoir fu quello di conciliare teorie moderne sui colori con nettezza di forme; un’ansia di equilibrio che portò l’artista ad interrogarsi e a visitare importanti musei per meglio comprendere la tradizione.

L’oscillazione e il tormento stilistico di Renoir si rifletterono anche sulla critica, incerta e dubbiosa sul ruolo da affibbiargli, non considerando come l’artista fosse tutto intento a carpire soluzioni formali che potessero accordarsi con la realtà a lui contemporanea.

Pare proprio che nell’ultima parte della sua vita, costretto dalla malattia, le mani ritratte, il corpo immobilizzato, ma con l’occhio ancora vivido, Renoir avesse trovato la soluzione ai suoi problemi formali.

Pierre-Auguste Renoir, Le bagnanti, 1918-1919

Pierre-Auguste Renoir, Le bagnanti, 1918-1919

In queste tele, infatti, le immagini paiono prendere forma magicamente sotto le dita dell’artista, senza alcuno sforzo o progetto compositivo.

Nulla rimane della linea pura né dello sforzo formale, ma solo il mestiere del pittore: “Amo la pittura grassa, liscia, untuosa, amo palpare un quadro, passarvi la mano. […] Guardo un corpo vivo e vi vedo miriadi di sfumature, devo trovare quelle che renderanno sulla tela la carne viva e palpitante.”

Pierre-Auguste Renoir, La colazione dei cannottieri, 1880-1881

Pierre-Auguste Renoir, La colazione dei cannottieri, 1880-1881

 

Pierre-Auguste Renoir: un operaio della pittura ultima modifica: 2013-02-10T14:23:37+00:00 da barbara
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