"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Francis Bacon: l’umana condizione nella sua essenziale nudità

Francis Bacon: l’umana condizione nella sua essenziale nudità

Francis Bacon, Three Studies for a Self Portrait, 1980

Francis Bacon, Three Studies for a Self Portrait, 1980

“Penso che l’arte sia un’ossessione per la vita e, dato che siamo esseri umani, la nostra più grande ossessione è quella per noi stessi. Secondariamente ci sono gli animali, poi i paesaggi.”

(Francis Bacon)

Francis Bacon è un artista che ha affascinato e che continua ad affascinare per la sua capacità di penetrare ed esprimere la condizione umana nella sua spietata nudità, senza retorica od artifici.

Nato a Dublino nel 1909, Bacon incarnò perfettamente il cliché dell’artista maledetto, cosa questa che eccitò la fantasia del pubblico che, romanticamente, vedeva nel tormento dell’artista anche la sua estasi. L’alcol, il gioco, i debiti, tutto ciò contribuì ad accrescere quel groviglio di sensazioni e sentimenti che Bacon, con estrema padronanza, riuscì ad elaborare nel suo personale linguaggio pittorico.

Francis Bacon, Study after Velàsquez's Portrait of Pope Innocent X, 1953

Francis Bacon, Study after Velàsquez’s Portrait of Pope Innocent X, 1953

L’esistenza di Bacon offrì effettivamente all’artista una visione della realtà che trasferì nella sua opera: l’espressione deformata e distorta delle sue tele trovò infatti riscontro nelle vicende in cui rimase coinvolto nel corso della sua storia personale.

Basti pensare alla dichiarata omosessualità, deplorata sia in famiglia che nella società, che costrinse l’artista ad oscillare tra l’aperta riprovazione sociale ed un’orgogliosa ostentazione della propria condizione.

Adolescenza, giovinezza e maturità di Bacon si svolsero in anni di forte repressione sessuale radicando, così, in lui, la convinzione della sua diversità. Diversità e malattia sono infatti le caratteristiche di tutta la sua vita che sublimò, con inusuale potenza espressiva nei suoi quadri, gettando così in faccia al mondo tutto il suo male di vivere e la sua angoscia esistenziale.

Francis Bacon, Study of a Baboon, 1953

Francis Bacon, Study of a Baboon, 1953

Bacon non frequentò alcuna scuola d’arte e non ebbe dei maestri riconosciuti tranne la sua volontà di assimilare e di spaziare in tutta la storia dell’arte, e non solo in quella a lui contemporanea.

Fondamentali nella sua formazione giovanile, furono due viaggi che fece nel continente: uno a Berlino, nel 1927, e uno a Parigi, ove soggiornò dal 1927 al 1928. Berlino fece conoscere a Bacon l’arte espressionista, mentre Parigi lo mise in contatto con le novità artistiche del momento, con il design e l’arte più raffinata e alla moda.

Bacon esordì come designer e arredatore d’interni: attività che pare assai distante dalla sua pittura e dal suo carattere che sfuggono clamorosamente al concetto di gusto corrente e di necessità.

Già nel 1931 Bacon abbandonò tale attività per dedicarsi esclusivamente alla pittura: la sua prima personale del 1934 fu però un totale fallimento sia nell’ambiente critico che in quello artistico. Per quasi un decennio, dal 1934 al 1944, Bacon scomparì dalla scena artistica, inframmezzando lunghi silenzi con qualche uscita pubblica seguita, poi, da altre delusioni di critica e di pubblico: la sua pittura risultò essere ancora troppo sradicata ed isolata per poter essere collocata nel variegato panorama artistico dell’avanguardia.

Francis Bacon, Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion, 1944

Francis Bacon, Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion, 1944

Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion, dipinto nel 1944 ed esposto nel 1945, fu il primo autentico capolavoro emerso dai pennelli di Bacon: tre figure urlanti mescolate al tema della tradizione pittorica religiosa del dramma della Crocifissione.

Questa tela gettò nuova luce sull’opera di Bacon: tutti si accorsero della sua originalità e della novità delle sua ricerca in grado di scardinare e sovvertire la tradizione pittorica inglese.

“So che per le persone religiose, per i cristiani la Crocifissione riveste un significato totalmente diverso. Ma per me, non credente, è solo un atto del comportamento umano, un modo di comportarsi nei confronti di un altro.”

(Francis Bacon)

Si moltiplicarono così le mostre e l’interesse per la sua arte crebbe e si diffuse anche all’estero, forte dell’appoggio di galleristi, collezionisti e direttori di museo. Da questo famoso trittico, Bacon cominciò a produrre opere che si rivelarono tutte un capolavoro per la loro ricerca di perfezione assoluta; egli infatti distrusse tutto ciò che non lo soddisfaceva appieno, controllando costantemente la sua produzione senza concedere nulla alle crescenti richieste del mercato.

Cominciò così la sua ascesa come artista, affiancata da una vita privata costellata da lutti e privazioni, sofferenza, alcol e dolore. Nel 1985, quando la Tate Gallery di Londra gli dedicò la sua seconda retrospettiva, Bacon venne consacrato ufficialmente come “il più importante pittore vivente.”

Il 28 aprile 1992 Francis Bacon morì a Madrid all’età di 82 anni.

Francis Bacon, Self Portrait, 1973

Francis Bacon, Self Portrait, 1973

La pittura che Bacon ci lascia è una pittura che non rappresenta nulla perché essa stessa è viva e presente con tutta la sua ossessiva presenza visiva. L’ossessione che Bacon riversa nelle sue tele è la stessa identica ossessione che egli vede nella propria vita: egli è i suoi quadri ed i suoi quadri si immedesimano con lui.

La pittura, nelle mani di Bacon, rappresenta uno strumento che gli consente di esorcizzare i suoi demoni riuscendo così a sopportare, come un fardello minore, la dannazione della vita, della sua vita che però è cifra e sentimento di una condizione collettiva più ampia e totalizzante.

La condizione umana è l’unico tema protagonista delle tele di Bacon, la consapevolezza che la vita rende disperati, infelici, tormentati, in una parola senza speranza. L’unica salvezza pare essere, per l’artista, la sua sensibilità dove introiettare, come una sorta di fuga costruttiva, le sue energie ed empiti creativi. Ecco che Bacon si trovò così a dover formulare un nuovo linguaggio, fuori da ogni scuola o corrente, in grado di esprimere questa sua particolare sensibilità: in Bacon il contenuto della pittura è inscindibile dalla sua forma. Probabilmente è proprio questa non appartenenza a nessuna tendenza a fare di Bacon un esempio, ancora valido e vitale, per le nuove generazioni di artisti.

Francis Bacon, Study after Velàsquez's Portrait of Pope Innocent X, 1953

Francis Bacon, Study after Velàsquez’s Portrait of Pope Innocent X, 1953

“Ho sempre aspirato a esprimermi nel modo più diretto e più crudo possibile, e forse, se una cosa viene trasmessa direttamente, la gente la trova orripilante.

Perchè, se dici qualcosa in modo molto diretto a una persona, questa a volte si offende, anche se quello che hai detto è un fatto. Perchè la gente tende a essere offesa dai fatti, o da quella che una volta veniva chiamata verità.”

(Francis Bacon)

 

Francis Bacon: l’umana condizione nella sua essenziale nudità ultima modifica: 2013-02-05T20:05:35+00:00 da barbara
24 Comments
  • tramedipensieri
    Posted at 20:41h, 05 febbraio Rispondi

    Affascinante ed inquietante….sicuramente non passa inosservato.

    • barbarameletto
      Posted at 19:42h, 06 febbraio Rispondi

      La stessa Margaret Thatcher definì Bacon: “that man who paints those dreadful pictures” (quell’uomo che dipinge quegli orribili quadri).
      Di certo non è passato e non passa inosservato per la forza espressiva e la capacità di colpire con un gesto fulminante. Un uomo che ha osato guardare dentro di sé registrando tutto l’orrore dell’esistenza umana.

      • Tommaso
        Posted at 22:18h, 16 settembre Rispondi

        Una curiosità lacerante : può essere considerato come l’artista più torturato di tutti i tempi ? ho studiato approfonditamente gli artisti più inquieti e fra essi Bacon. Ma mi interesserebbe sapere chi di più fra Bacon, Rothko e Van Gogh (secondo lei) ha avuto un’esistenza imbevuta di dolore . Il suo scopo era quello di mettere sulle tele lo strazio interiore ed il pessimismo esistenziale ? Ottimo articolo. Attendo con ansia la sua risposta. Tommaso

        • barbarameletto
          Posted at 17:24h, 17 settembre Rispondi

          Intanto sono lieta che l’articolo ti sia piaciuto e che sia stato, per te, fonte di quesiti e riflessioni.
          Lo scopo principale del mio blog è, infatti, quello di diffondere bellezza e cultura e di riuscire a suscitare curiosità ed interesse da parte dei miei lettori.
          La domanda che mi poni è piuttosto complessa e non credo di poterti dare una risposta univoca ed esaustiva: non c’è metro al dolore e alla sofferenza interiore.
          Possiamo piuttosto vedere la questione in modo più ampio: l’arte, in tutte le sue forme, è espressione dell’animo umano e, come tale, reca con sé i segni della sensibilità individuale che l’ha prodotta.
          In particolare, nella realtà moderna, si è sviluppata un’idea, di matrice romantica, che vede l’opera d’arte come il frutto di una mente creatrice dilaniata e tormentata: ad un “profondo sentire” corrisponde una “forte espressività”.
          Certamente questo “sentire profondo” è il frutto di un’esperienza di vita vissuta, il più delle volte, lacerata da ferite che aprono la via all’introspezione e ai recessi più profondi dell’essere.
          Non bisogna, d’altronde, cadere nella facile e banale equivalenza tra arte e dolore, in fondo molti artisti hanno avuto un’esistenza tranquilla e conformata nella società.
          Non esistono delle regole assolute ma posso solo dire, con una certa sicurezza, che l’arte affonda le sue radici nell’essenza dell’essere umano ed il gesto creativo diviene, così, una sorta di necessità espressiva di quell’essere: un gesto che può evocare demoni o divinità, gioie o ferite, estasi o dannazione.

  • Adamo di Compagnia
    Posted at 15:18h, 06 febbraio Rispondi

    I colori di Bacon frizionano le lacerazioni cicatrizzate.

    • barbarameletto
      Posted at 19:47h, 06 febbraio Rispondi

      … più che cicatrizzate a me paiono ferite sanguinanti ed acora aperte, gettate in faccia il pubblico molto spesso con provocatoria violenza espressiva. Vedo un uomo che ha sofferto e che ha trovato nella sua arte uno sfogo, un rifugio, ma non di certo una panacea per i suoi mali.

  • lois
    Posted at 19:43h, 17 febbraio Rispondi

    Sono d’accordo sul concetto che le opere di Bacon sono “Vive e presenti”; fatte esse stesse di carne e drammatica condizione umana.
    Resta però un autore affascinante dalla vita turbolenta che ha lasciato grandi capolavori.

    http://assolocorale.wordpress.com/2011/10/16/francis-bacon-e-il-dramma-dell’esistenza/

  • lois
    Posted at 19:54h, 17 settembre Rispondi

    @tommaso @barbarameletto
    Questa discussione è molto interessante ed è molto concreta e condividibile la risposta di Barbara. Sicuramente non puó esistere un assioma Arte/Dolore è piuttosto vero che tra la fine del XIX ed il XX secolo è cambiata la percezione della realtà ed è accresciuto il protagonismo dell’io. Non a caso si è passati ad un espressionismo che ha messo in gioco proprio l’Artista che ha portato in primo piano le proprie emotività. Il Novecento ha poi stravolto la società e i personalismi producendo figure di artisti di grandissimo livello. Si potrebbe iniziare da Turner per passare a Van Gogh, da Munch a Bacon. E proprio Bacon è l’espressione più elevata di quell’arte che è l’espressione della vita stessa, inscindibile dall’arte che essi stessi ci hanno tramandato. Per cui l’Arte è la Vita e le opere di Bacon sono forse una delle più alte espressioni che ci sia stata consegnata. Le opere dell’artista inglese (autodidatta, borderline, ma di grande spessore emotivo, così come trasmesso dalla bella biografia pubblicata qualche anno fa da jhoan & levi) nella loro tragicità e nella loro crudezza rappresentano il capolavoro dell’Arte contemporanea, in quel groviglio di emotività e passioni che sono la vita stessa.

    • barbarameletto
      Posted at 15:24h, 18 settembre Rispondi

      Intanto mi permetto una precisazione: Francis Bacon era irlandese e non inglese.
      Non è una precisazione da poco, anche la nazionalità dell’artista ebbe un senso nella sua biografia di outsider, insomma credo che si sarebbe molto offeso sentendosi dare dell’inglese!
      Detto questo, la tematica è sicuramente molto interessante e ricca di spunti di discussione.
      E’ comunque, a mio parere, riduttivo spostare l’attenzione esclusivamente sull’arte contemporanea; pensandoci bene, vite di artisti caratterizzate da un “profondo sentire” e da atteggiamenti “non convenzionali” sono citabili anche in epoche più antiche: abbiamo a che fare con uomini, caratterizzati da un’essenza che, pur mutando nel tempo, reca in se una costante spirituale sostanziale.
      Diverso è certamente il contesto storico che si è venuto a creare dal romanticismo in poi: una libertà dell’io individuale che ha spinto più a fondo l’analisi sull’interiorità personale. Diverso contesto, ma sempre di esseri umani stiamo parlando.
      Secondo me il discorso è molto ampio e diversificato, andrebbe contestualizzato, di volta in volta, e non può soggiacere a risposte categoriche o definitive.
      Mi permetto di aggiungere che sicuramente Bacon, artista che ha suscitato queste vivaci discussioni, fu un grande interprete del malessere dell’uomo contemporaneo, ma affermare che “Bacon è l’espressione più elevata di quell’arte che è espressione della vita stessa” mi pare un po’ esagerato ed azzardato: è un giudizio personale che nulla ha a che vedere con una ricostruzione critica.
      Attendo comunque ulteriori interventi: sono lieta di veder dipanare, sotto i miei occhi, questa brillante conversazione a più voci.

      • lois
        Posted at 16:50h, 18 settembre Rispondi

        Chiedo Venia! Errore imperdonabile che Bacon non avrebbe assolutamente perdonato!

        Sicuramente la tipologia di interazioni e le reazioni rispetto al proprio mondo ed al proprio io ci sono state in ogni tempo, ma credo che nel Novecento ci sia raggiunto l’apice (…certamente nel passato ci sono stati artisti come Lorenzo Lotto o Pontormo -giusto per citarne un paio- che hanno messo in campo le proprie difficoltà emotive e mostrando una realtà altra diversa dagli imbellettamenti richiesti dalla società).
        È indubbio però, che il contesto storico degli ultimi due secoli ha influenzato notevolmente quella crisi personale divenuta essa stessa materia dell’Arte.
        Sul fatto invece, che Bacon rappresenti “l’espressione più elevata di quell’arte che è espressione della vita stessa” lo credo e credo che sia anche un riconoscimento di tanta critica che lo ha posto tra gli artisti più importanti del Novecento.
        Nessun altro artista, infatti, ha eliminato tutti i filtri rispetto alla rappresentazione stessa. Bacon ha reso sublime la crudezza, facendoci appassionare al suo operato che “è divenuto bellezza” pur nelle sue inquietudini.

        • barbarameletto
          Posted at 13:48h, 19 settembre Rispondi

          Se parli limitatamente al Novecento sono d’accordo con te, ma il tuo discorso mi pareva essere più totalizzante. 😉
          Comunque non mi pare il caso di instaurare schermaglie verbali od intellettuali, rispetto e condivido, in parte, le tue opinioni. Sono soprattutto lieta dei tuoi interventi così stimolanti ed incisivi.
          Grazie spero continuerai a seguirmi e a commentare.

    • Tommaso
      Posted at 18:41h, 02 ottobre Rispondi

      @lois
      mi interessa il profilo psicologico di Bacon. Sto leggendo la sua biografia di Farson. Dove hai preso spunto dalla diagnosi di personalità borderline ( di cui ne sono affetto) ? Era sensibile ? Lo chiedo perchè i suoi aforismi e quadri mi danno tale impressione, in totale contrasto con la sua lascività e dissolutezza più volte riprese nel corso della descrizione. Aveva inoltre problemi depressivi ? Grazie

      • lois
        Posted at 19:54h, 02 ottobre Rispondi

        @tommaso
        La biografia di Farsen è illuminante e molto ben strutturata. Non scende mai di livello e mostra proprio questa figura di uomo e artista molto appassionato: un artista che dipingeva metodicamente per poche ore al giorno e il resto della giornata era spesa in compagnia di conoscenti con cui condivideva bevute a base di champagne.
        Qualche anno fa a Roma c’è stata una bella mostra Caravaggio/Bacon dove si poneva proprio in parallelo l’aspetto di rottura di entrambi gli artisti, quella loro capacità/volontà di andare oltre, per giungere alla realtà ed alla crudezza dei fatti.
        Da quanto ho letto e dalle testimonianze trascritte Bacon appare come un uomo estremamente sensibile, alla ricerca di un bene “ecumenici” da comdividere non solo con l’amato, ma anche con gli amici. Appare come una persona alla ricerca di un bene che forse gli è mancato, di affetti sempre al limite, al punto tale da morire in solitudine in Spagna.
        Questo è quello che emerge dai testi e credo che chiunque ne abbia letto possa riconoscere a Bacon queste caratteristiche.

      • barbarameletto
        Posted at 17:45h, 03 ottobre Rispondi

        Ciao, non so bene cosa hai colto del mio intervento su Bacon, ma lascività e dissolutezza non mi paiono proprio i termini che emergono così prepotenti o sui quali volevo puntare il dito.
        Dalla mia descrizione mi pare evidente un uomo, prima che artista, che ha sofferto molto, per trovare la sua collocazione nel mondo, sia a livello personale che professionale.
        Se invece ti ho dato un’altra impressione vorrei sapere dove ho deviato la mia prosa: è interessante per me capire come i concetti che volevo esprimere hanno avuto modo di essere fraintesi.
        Come diceva il suo amico e scrittore surrealista Michel Leiris, “intensamente viventi, i personaggi di Bacon lasciano a volte vedere i propri denti, pezzetti di scheletro, stalattiti e stalagmiti rocciose che spuntano davanti alla caverna della bocca … perché, per conoscerla meglio e gustarne tutte le bellezze, non si potrebbe esplorare la vita con accanimento senza arrivare a mettere a nudo – almeno a sprazzi – l’orrore che si nasconde dietro i paludamenti più sontuosi.”

        • Tommaso
          Posted at 15:06h, 04 ottobre Rispondi

          L´articolo mi piace molto anzi. e´dalla biografia che sto leggendo che appaiono queste descrizioni…. ma dalla profondita`delle tele e dai suoi aforismi ( sono diventato pittore per essere amato, piu´si e´ossessionati dalla vita piu lo si e dalla morte , ….) mi pare un uomo estremamente sensibile. grazie per la risposta

          • barbarameletto
            Posted at 12:49h, 05 ottobre Rispondi

            Grazie a te che mi segui ed interagisci. Quella biografia non l’ho letta ma sicuramente la leggerò, mi pare molto interessante.
            A presto risentirci 🙂

  • lois
    Posted at 14:09h, 19 settembre Rispondi

    Ma lungi da me schermaglie e attacchi, tutt’altro! il piacere di trovare qualcuno che si interessi profondamente all’arte mi stimola molto nel dialogo e nel confronto!
    (sono già tuo follwer) a presto rileggerti

    • barbarameletto
      Posted at 14:53h, 19 settembre Rispondi

      Grazie mille; per me che scrivo esclusivamente per passione e profondo amore per l’arte, le tue parole si traducono in immenso piacere.
      Anche a me piace l’idea di stimolare discorsi vivi e brillanti su questo argomento, mi appassiona, mi incuriosisce, mi apre a nuove visioni ed mi induce a continuare la mia ricerca.
      Attendo altri tuoi interventi ma, soprattutto, buona lettura!

  • Francis Bacon: i denti aguzzi della pittura | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 15:46h, 08 dicembre Rispondi

    […] nausea, turbamento, sono solo alcune delle reazioni che si provano di fronte all’opera del grande Francis Bacon; un uomo, prima che un artista, che, sprofondato nei recessi più bassi della disperazione umana, […]

  • Francis Bacon: i denti aguzzi della pittura | Barbarainwonderlart
    Posted at 16:28h, 22 ottobre Rispondi

    […] nausea, turbamento, sono solo alcune delle reazioni che si provano di fronte all’opera del grande Francis Bacon; un uomo, prima che un artista, che, sprofondato nei recessi più bassi della disperazione umana, […]

  • ZetaElle
    Posted at 22:07h, 16 giugno Rispondi

    Sono capitata qui alla ricerca di informazioni su questo artista perché sono stata invitata ad assistere a uno spettacolo di danza ispirato all’opera di Bacon e vorrei andarci un po’ preparata. Che bella sorpresa! Complimenti!

    • barbara
      Posted at 18:39h, 17 giugno Rispondi

      Grazie mille. Fammi sapere poi se ti ha aiutata per lo spettacolo.

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