"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Gustave Courbet: un pericoloso rivoluzionario

Gustave Courbet: un pericoloso rivoluzionario

“Sono figlio della natura e del sentimento.” (Gustave Courbet)

Gustave Courbet

Felix Nadar, ritratto di Gustave Courbet

Felix Nadar, ritratto di Gustave Courbet

La storia dell’arte è caratterizzata da eventi, movimenti ed interventi che sconvolgono le regole prestabilite e tracciate in precedenza. Ad ogni nuovo fenomeno viene dato un giudizio, spesso sommario, che verrà poi sovvertito dalla contestualizzazione storica.

Così accadde a Gustave Courbet, un artista tanto denigrato e mal interpretato dai contemporanei, che sarà poi acclamato come il caposcuola di quella corrente realista francese che aveva travolto i dettami della nobile pittura d’accademia.

Dopopranzo a Ornans

Gustave Courbet, Dopopranzo a Ornans, 1848-1849

Giunto a Parigi nel 1839 dal piccolo paese di Ornans, Courbet impiegò dieci anni , lavorando senza interruzioni, per affermare la sua personale visione dell’arte. Davanti alla stampa, nel 1851, poté alfine rivendicare il suo ruolo di pittore realista e porsi, così, a capo di una nuova scuola pittorica.

“Mi si chiama il pittore realista: accetto ben volentieri questa denominazione. Sono non soltanto socialista, ma ben oltre, democratico e repubblicano, in una parola partigiano di ogni rivoluzione, e soprattutto realista, perché realista significa amico sincero della verità vera.”

Gli spaccapietre

Gustave Courbet, Gli spaccapietre, 1849

Per sua stessa ammissione Courbet accettò l’appellativo di realista che gli venne affibbiato anche se, più che altro, egli sentiva di essere un artista del suo tempo nel suo tempo.

“Essere in grado di tradurre i costumi, le idee, l’aspetto della mia epoca, secondo la mia opinione e il mio giudizio, essere non solo un pittore ma anche un uomo, in una parola fare dell’arte vivente, questo è il mio scopo.”

Il Realismo di Courbet si pose, così, in aperto contrasto ed opposizione con il movimento che l’aveva preceduto ossia il Romanticismo.

Molto spesso questa diatriba è stata radicalizzata e strumentalizzata a scopi politici, considerando il Romanticismo lo stile della destra e il Realismo lo stile della sinistra.

In realtà sia il Romanticismo che il Realismo possono essere considerati come i due poli di uno stesso spirito di rivolta e una tappa essenziale della rappresentazione dei sentimenti in pittura: mentre il Romanticismo sancì il primato dell’immaginazione rispetto all’analisi, il Realismo introdusse in arte la nozione di vissuto senza alcun orpello o idealizzazione, nella convinzione che l’arte e la poesia possa e debba scaturire dalla forza concreta della realtà.

L'atelier del pittore

Gustave Courbet, L’atelier del pittore, 1854-1855

L’establishment francese, abituato com’era alla grandiosa opera di un Delacroix, faticò non poco a digerire l’arte di Courbet che dipingeva straccioni e contadini di nessun interesse. Egli, infatti, venne più volte accusato di aver introdotto il brutto nell’arte, solcando quella frontiera fino ad allora invalicabile. L’arte con Courbet, liberando tutta la sua forza creatrice, si aprì così a nuovi campi di investigazione e pose un terreno fertile per le generazioni a venire.

“Il bello è nella natura e si incontra nella realtà sotto le forme più diverse. Quando lo si è trovato, appartiene all’arte o piuttosto all’artista che sa vederlo” – affermava Courbet anticipando una tematica che sarà poi lungamente dibattuta dalle avanguardie storiche.

Pigrizia e lussuria

Gustave Courbet, Pigrizia e lussuria (o Il sonno), 1866

Quasi un quinto dell’opera di Courbet venne consacrata alla donna, come una sorta di sublimazione di quell’affetto morbosamente incestuoso che egli riservò alle sue sorelle.

Per Courbet la donna rappresentò una sorta di rivelazione emotiva, un essere incantevole ed affascinante in grado di toccare profondamente le corde dell’artista per la sua carnalità e sensualità. Che fosse contadina, puttana, borghese, duchessa, mendicante, la donna fu per Courbet reminiscenza del paese natale Ornans, simbolo, a un tempo, del vizio e della virtù ma, soprattutto, superba sintesi della natura.

Donna con l'onda

Gustave Courbet, Donna con l’onda, 1868

Le opere che Courbet dedicò alla donna rivelano uno sguardo molteplice e contradditorio sulla femminilità dove violenza e timidezza si incrociano con aggressività e timore. Celebre è in tal senso la tela L’origine del mondo dove, per il puro piacere di scandalizzare, l’artista dipinse un sesso femminile con una tale concretezza che nessuno prima di lui osò fare e nessuno osò poi più ripetere. A questa tela si contrappongono opere di una bellezza suffusa ed eterea che celano un oceano di tenerezza e di pudore.

L'origine del mondo

Gustave Courbet, L’origine del mondo, 1866

Gustave Courbet, L’origine del mondo, 1866

“La donna appare davanti a lui con franchezza maggiore di quanta non se ne conceda davanti al suo specchio.

Lo sfavillio sano e stimolante che sprigiona dalle tele dipinte da Courbet davanti allo spettacolo ingenuo di un corpo femminile è sufficiente per comprenderne la decenza erotica e il fascino.”

(Pierre Mac Orlan)

Soggiogato dal fascino femminile, Courbet nella vita reale non si legò mai ad una sola donna e, forse per sfuggire all’ascendente fin troppo virtuoso delle sorelle che lo vezzeggiavano e lo circondavano di cure, frequentò con disinvoltura donne di facili costumi, intrecciando con estrema leggerezza liaisons amorose.

Rifiutò persino il matrimonio con Virginie Binet dalla quale, nel settembre del 1847, ebbe un figlio che non ebbe l’ardire di riconoscere.

“Un uomo sposato è un reazionario. […] Il mio amore non arriva fino a viaggiare con una donna. sapendo che ci sono donne su tutta la terra, mi ritengo esente dal portarmene dietro.”

Donna con pappagallo

Gustave Courbet, Donna col pappagallo, 1866

Orgoglioso e consapevole delle proprie capacità e del proprio talento rivoluzionario, Courbet fece della sua opera e della sua vita un manifesto liberatorio con il quale abbattere i tabù che ancora ingombravano la società parigina, già scossa nelle sue fondamenta dall’avvento della repubblica nel 1848 e dalla successiva repressione sanguinolenta.

Il 30 dicembre 1877 Courbet muore esule in Svizzera a La Tour-de-Peliz. L’incomprensione che si era accumulata nei suoi confronti tratterà la sua spoglia per ben quarantadue anni in esilio prima di poter essere sepolta ad Ornans.

“Lo Stato è incompetente in materia d’arte; quando tenta di premiare, invade il gusto del pubblico. […] I corpi costituiti, le accademie, il governo autoritario, tutto ciò denota uno stato di cose falso e costituisce un ostacolo diretto al progresso.”

Nudo con cane

Gustave Courbet, Nudo con cane, 1866

Gustave Courbet: un pericoloso rivoluzionario ultima modifica: 2013-02-02T16:30:19+00:00 da barbara
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