"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Art Déco: lo stile glamour di una società ansiosa di modernità

Art Déco: lo stile glamour di una società ansiosa di modernità

Autoritratto

Tamara de Lempicka, Autoritratto, 1929

Negli anni tra le due guerre si sviluppò uno stile eclettico, seppur unitario, che comunemente soliamo etichettare con il nome di Art Déco, nome che fu dato a posteriori a questo nuovo gusto estetico. Questa tendenza, che solitamente vediamo riferita alle arti decorative, coinvolse più in generale tutte le arti, in quanto, come sentimento dominante di un’epoca, si estese a tutte le sue manifestazioni artistiche.

Sonia Delaunay

Sonia Delaunay (moglie del pittore Robert), con indosso un suo abito simultaneo, posa accanto ad una Citroen B12, la prima automobile da lei decorata nel 1925

Il termine Dèco deriva da un’abbreviazione riferita all’Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Moderns, tenutasi a Parigi nel 1925; l’aver scelto una mostra di arti decorative per indicare la tendenza di un’epoca ha fuorviato, per molto tempo, la comprensione del fenomeno, riducendolo ad una mera manifestazione stilistica inerente alle arti minori.

Come ambigua e casuale, dunque, fu la nascita del termine Déco, così ambigua ed incerta fu la limitazione che i critici diedero al fenomeno: limitato agli anno Venti o esteso agli anni Trenta; o ancora riservato alle arti decorative o esteso alle arti maggiori comprese l’architettura e la scultura.

Con il termine Déco, in conclusione, possiamo ricondurre tutte le manifestazioni estetiche, comprese tra le due guerre, che rispecchiarono la ricerca di un gusto moderno, ossia capace di venire incontro alle nuove esigenze culturali e sociali.

In tal senso cade ogni barriera, perdendo di significato e di valore, la tradizionale distinzione gerarchica fra arti maggiori ed arti a minori: la creatività, ad ogni livello espressivo, trovò negli ottimistici anni Venti il terreno adatto per svilupparsi al di fuori della tradizione accademica, alla ricerca di uno spirito moderno ed innovativo.

Manifesto

Robert Bonfils, Manifesto per l’Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Moderns, Parigi 1925

L’Art Déco si pone in stretta relazione con l’altro movimento stilistico che l’aveva preceduto, ossia l’Art Nouveau, sia per la considerazione che viene prestata a tutte le manifestazioni artistiche senza alcuna distinzione gerarchica, sia per la propria vocazione a porsi come stile unitario e totalizzante.

Pur operando nel Déco molte idee di fondo che animarono l’Art Nouveau, le differenze tra i due stili furono evidenti nelle produzioni artistiche: mentre l’Art Nouveau era ancora legata ad una linea serpentina di matrice simbolista e teosofica, l’Art Dèco, espressione del progresso tecnologico e del mito della macchina, sviluppò linee più fortemente meccaniche e costruttive.

Il vecchio stile floreale fluido ed astratto venne, così, superato a favore di geometrie che evocavano ingranaggi meccanici, di forme prismatiche che alludevano alla nuova realtà dei grattacieli costruiti nelle metropoli.

Chrysler Building

William Van Alen – Walter Chrysler, Chrysler Building, particolare, 1930

Il termine moderno era il termine guida, una sorta di bandiera sventolata con orgoglio dai protagonisti del Déco.

Moderno era tutto ciò che inneggiava al progresso della tecnologia, tutto ciò che in pochi anni aveva cambiato le abitudini e gli stili di vita degli uomini: le automobili, le luci artificiali che illuminavano la vita notturna, gli aerei, i grattacieli e, sopra tutto, il lusso, del quale, dopo i disastri della prima guerra mondiale, gli uomini avevano preso il gusto di attorniarsi, ignari e inconsapevoli del disastro che di lì a poco si sarebbe abbattuto nuovamente sull’Europa e sull’America.

Les Girls

Demetre Chiparus, Les Girls, 1930

L’immagine chimerica di un futuro lontano vagheggiata dai Futuristi, negli anni Venti del Novecento era divenuta realtà quotidiana e vissuta: la modernità del Déco non era più utopistica ma pratica condivisa e costante.

Ogni dettaglio del nuovo e moderno mondo doveva, così, essere ricostruito secondo i nuovi canoni estetici che prevedevano una semplificazione astratta delle linee e l’uso di materiali legati alla nuova industria, ossia la plastica, la cellulosa, l’alluminio, la bachelite, vetri satinati, cementi colorati, tubolari cromati e luci utilizzate come elementi decorativi ed architettonici.

Per quanto riguarda i soggetti, oltre ai simboli della modernità imperante, vi fu un sussegguirsi di temi allusivi all’eleganza e al glamour di una società che si sentiva forte e potente: donne fatali, animali dalla grazia felina, composizioni astratte ammiccanti alla pittura più sofisticatamente intellettuale del tempo.

paravento Oasis

Edgar Brandt, paravento Oasis, 1924

Il nuovo stile moderno ebbe modo di diffondersi capillarmente in ogni paese, divenendo così un fenomeno globale di costume, proprio grazie ai quei progressi tecnologici ai quali il Déco inneggiava: il proliferare di riviste d’arte, l’intensificarsi dei viaggi, la trasmissione più immediata delle informazioni, furono tutti motivi che concorsero al radicalizzarsi di uno stile totale, divenendo così la moda di un’epoca.

copertina per Vogue

Georges Lepape, copertina per Vogue, 1927

Negli anni Dieci del Novecento, attraverso le Avanguardie e le Secessioni, si erano già gettate le basi per lo sviluppo di un gusto collettivo e sofisticato come il Déco: il ritorno all’ordine e ad una costruzione strutturale-geometrica, l’ideologia della modernità proiettata a tutti i livelli della vita quotidiana, la poesia della macchina e del meccanico, l’esotismo che si evolve e assume nuove forme ed accezioni.

Il Déco nella sua ricerca di linguaggi originali e nella volontà di rinnovare il tradizionale e obsoleto repertorio stilistico, attinse notevolmente al repertorio dell’arte extraeuropea, proiettandosi su aree fino ad allora ignorate: l’arte dell’antico Egitto, l’arte precolombiana, l’arte cinese. L’esotismo del Déco era privo però di enfasi mistica o romantica: si guardava al diverso non con un senso di straniamento o di evasione, ma proprio alla ricerca di originali linguaggi costruttivi e formali.

Andromeda

Tamara de Lempicka, Andromeda (La schiava), 1929

Le arti tra le due guerre furono, dunque, caratterizzate da un’ansia di elegante modernità e trovarono, proprio nel Déco, un campo di applicazione privilegiato: un perfetto e riuscito connubio tra società e progresso attraverso manufatti velati di modernità non solo nelle forme, ma nella loro stessa sostanza.

Metropolis

La nuova torre di Babele, fotogramma di Metropolis di Friz Lang, 1927

Art Déco: lo stile glamour di una società ansiosa di modernità ultima modifica: 2013-01-26T15:46:16+00:00 da barbara
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