"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Amedeo Modigliani: un livornese a Parigi

Amedeo Modigliani: un livornese a Parigi

Amedeo Modigliani

Amedeo Modigliani

 “Un carattere complesso. Un porco e una perla. L’ho incontrato nel 1914 in una pasticceria. Mi sono seduta di fronte a lui. Hascisc e brandy. Non ne sono rimasta particolarmente impressionata. Non sapevo chi fosse. Aveva un aspetto ripugnante, selvatico, avido.

Lo incontrai nuovamente nel Café Rotonde. Era rasato e aveva un aspetto affascinante. Si tolse il berretto con un movimento aggraziato, arrosì e mi pregò di andare a vedere con lui i suoi lavori. E io vi andai.

Aveva sempre in tasca un libro, Maldoror, di Lautréamont. Il primo quadro ad olio rappresentava Kisling. Disprezzava tutti fuorchè Picasso e Max Jacob. detestava Cocteau. Non faceva mai qualcosa di buono sotto l’influenza dell’hascisc.”

(Béatrice Hastings)

Amedeo Modigliani, Nudo sdraiato, 1917-1918

Amedeo Modigliani, Nudo sdraiato, 1917-1918

Recitava a memoria Dante, D’Annunzio e Carducci di fronte agli amici di Montparnasse in uno stato di allucinata alterazione: una personalità affascinante che ardeva nella ricerca frenetica di vita e di arte.

Amedeo Modigliani nasce nel 1884 a Livorno ma fu a Parigi, dove si trasferì nel 1906, che trovò il milieu ideale per dare pieno respiro alla sua creatività.

Come molti altri artisti che vissero a cavallo tra i due secoli, anche Modigliani si fece interprete del disagio e del malessere in cui vedeva avvolta l’umanità. Un senso di incertezza e di inquietudine che si traducono nel linguaggio pittorico del tempo, non più pago delle linee e delle forme tradizionali.

Amedeo Modigliani, Nudo seduto, 1917

Amedeo Modigliani, Nudo seduto, 1917

La pittura di Modigliani è una pittura colta che trae le sue origini dall’arte classica italiana, contaminata e rivisitata attraverso le sperimentazioni artistiche a lui contemporanee. Una pittura fuori dagli schemi, perché fuori dagli schemi fu la sua personalità e il suo particolare modo di sentire la vita.

Nel 1906, a soli ventidue anni ma con una certa esperienza artistica maturata alle spalle, Modigliani arrivò a Parigi dove affittò uno studio a Montmartre.

L’epoca felice e feconda di Montmartre stava però tramontando e così, nel 1909 Modigliani prese dimora a Montparnasse, cuore pulsante di una Parigi che cercava nuovi spazi per un’arte oramai insofferente della trita tradizione impressionista. Altri e importanti artisti quali Picasso, Soutine, Matisse, Chagall, Kisling, Vlaminck si trasferirono a Montparnasse creando, così, un ambiente vario e sfaccettato pronto a cogliere i fremiti nervosi del nuovo panorama culturale che si veniva affacciando nei primi anni del Novecento.

Amedeo Modigliani, Jeanne Hèbuterne, 1918-1919

Amedeo Modigliani, Jeanne Hèbuterne, 1918-1919

Circolava un clima generale di sfida e, molto più spesso, di disperazione che unificava questi artisti occupati nella ricerca di nuovi ed originali linguaggi.

L’atmosfera era quella di un naufragio ancora inespresso, testimonianza dell’amarezza di un’adesione alla vita per certi versi impossibile o incompleta se non attraverso l’esperienza dell’inferno o di momentanei paradisi artificiali.

Modigliani fu uno di quei profughi della vita, di quei maudits, che animavano Montparnasse; egli interpretò, in modo esemplare il tormento e l’estasi di una generazione consapevole della propria esistenza in bilico, mai paga e mai sazia, sempre disponibile al delirio dei sensi e della mente.

Amedeo Modigliani, Alice, 1915

Amedeo Modigliani, Alice, 1915

Nella varia umanità che affollava Montparnasse, Modigliani si distingueva per il suo evidente anticonformismo unito ad un’eleganza tipicamente italiana che sbandierava con atteggiamenti volutamente provocatori; consapevole della propria bellezza interpretò, a suo modo, la figura del dandy trasformandosi in un personaggio avvolto da un raffinato compiacimento narcisistico, ma anche da una sottile ironia.

Fondamentali, per lo sviluppo della sua arte, furono l’incontro con Brancusi e l’arte primitiva, e con l’opera di Cézanne. Queste furono le scoperte che consolidarono il suo linguaggio pittorico e lo portarono ad emergere dal calderone indistinto di Montparnasse, dove non era facile trovare una propria via o mediare con l’ambiente circostante.

Amedeo Modigliani, Nudo seduto, 1916

Amedeo Modigliani, Nudo seduto, 1916

Con Brancusi Modigliani ebbe dei rapporti di amicizia e di frequentazione, per quanto riguarda Cézanne, l’incontro rivelatore con la sua opera avvenne attraverso l’esposizione parigina del 1907.

Cézanne fu la chiave di volta che permise a Modigliani di amalgamare il suo vario e complesso bagaglio culturale, venendo così a capo dei problemi che il proprio potenziale creativo gli causava. Il maestro di Aix offrì a Modigliani nuovi stimoli meditativi, a vantaggio di un’arte in grado di riorganizzare i dati sensibili e di pervenire  ad una nuova sintesi formale.

Modigliani risolse la riflessione sensoriale di Cézanne nella profondità della psiche e della coscienza: l’alterabilità fenomenica dello spazio si definisce nell’interezza dell’interiorità e nella sua inappagata nostalgia, rifuggendo, così, da quella soluzione costruttivo-razionale a cui contemporaneamente perveniva Picasso inaugurando la fase cubista della sua opera.

Amedeo Modigliani, Bambina con trecce, 1918

Amedeo Modigliani, Bambina con trecce, 1918

L’arte matura di Modigliani si affermò in un momento che vedeva il mondo lacerato dalle urla delle avanguardie. Il suo lavoro, pur partendo dagli stessi presupposti teorici di queste, pervenne a soluzioni formali completamente diverse. La pittura di Modigliani è una pittura fortemente colta, tesa a riaffermare le ragioni dell’interiorità che lui concepisce come qualcosa di magico, come un fluido misterioso e sfuggente che si diffonde nelle zone dell’Io e viene alfine corcoscritto nelle forme con un segno concluso e compiuto.

Amedeo Modigliani, Ritratto di Jeanne Hèbuterne, 1919

Amedeo Modigliani, Ritratto di Jeanne Hèbuterne, 1919

Per Modigliani la linea è la pittura, essa sorge dall’atto stesso del dipingere, svelando all’occhio la profonda complessità del reale. All’apparenza classico per la sua aderenza ad una figurazione tradizionale, Modigliani è un artista che affonda e incide nel dramma del suo tempo senza troppi eccessi o clamori.

Amedeo Modigliani è classico nella misura in cui ricerca un collegamento continuo tra tradizione e modernità, ma è completamente moderno nel suo sentimento lacerato verso un passato che sente come lontano e sfuggente. Un senso nostalgicamente drammatico per un mondo non più presente se non come memoria pittorica.

Amedeo Modigliani, Nudo, 1919

Amedeo Modigliani, Nudo, 1919

 “In Dedo tutto era semplicemente orientato alla purezza nell’arte. Il suo orgoglio insopportabile, la sua ingratitudine torva, la sua arroganza, tutto ciò altro non era se non l’espressione dell’aspirazione a una purezza cristallina, a una schiettezza incondizionata nei propri confronti, nella vita, così come nell’arte, che non escludeva la riservatezza.

Era trasparente ma fragile come vetro; e anche freddo come vetro, per così dire. E questo era un’aspetto caratteristico di quell’epoca, che di null’altro parlava se non della purezza nell’arte e che null’altro aveva in mente.”

(Max Jacob)

Amedeo Modigliani, La piccola Marie, 1918

Amedeo Modigliani, La piccola Marie, 1918

 

Amedeo Modigliani: un livornese a Parigi ultima modifica: 2013-01-19T15:28:58+00:00 da barbara
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