"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Henri de Toulouse-Lautrec: un nobile interprete di Montmartre

Henri de Toulouse-Lautrec: un nobile interprete di Montmartre

Henri de Toulouse-Lautrec, Ballo al Moulin Rouge, 1889-1890

“Poichè era piccolo,brutto, paradossale, singolare in tutto, i parigini, sempre pronti a giudicare gli uomini solo dall’apparenza, si sono fatti di Toulouse-Lautrec un’idea sommaria, uno schema.

Era prigioniero d’una formula. Le parole gnomo, nano, bohème di Montmartre, sono andate a finire da sole sotto la penna dei necrologisti, e hanno espresso solo un lato di questa natura misconosciuta, rimasta, nonostante le molte disgrazie, nobile di cuore come lo era per nascita.”

 

Montmartre con i suoi cabaret, i suoi caffè concerto, i suoi singolari paradisi a pagamento, il circo e i suoi originali personaggi, fu l’ambiente entro il quale si svolse l’esistenza e l’opera di Toulouse-Lautrec. Nella Parigi di fine Ottocento, Montmartre è un quartiere vario ed eterogeneo dove si mescolavano parecchie classi di attività e trovavano modo di esprimersi culture e ceti sociali molto diversi fra di loro.

Il boulevard de Clichy suddivideva la parte più a sud di Montmartre in due zone distinte fra di loro e fortemente contrastanti: a sud vi era un’area più borghese che ospitava gli studi degli artisti di riconosciuta notorietà, a nord lavoravano gli artisti non ancora affermati, sospesi in un precario equilibrio tra miseria ed alienazione. E fu proprio in questa zona di Montmartre, un piccolo e frenetico quartiere notturno, che Lautrec scelse i soggetti delle sue opere e la sua arte prese vita e sostanza.

Henri de Toulouse-Lautrec, Al circo Fernando: cavallerizza, 1887-1888

Henri de Toulouse-Lautrec, Al circo Fernando: cavallerizza, 1887-1888

Di nobile famiglia, apparteneva ad uno dei più antichi casati francesi, scelse di vivere tra i poveri e i diseredati, forse per un sentimento di solidarietà nei confronti di un mondo segnato da un analogo destino beffardo.

Nella sua vita e nella sua arte, infatti, è evidente l’influenza che ebbe la sua drammatica vicenda personale: rimasto vittima, negli anni dell’adolescenza, di due fratture che si rivelarono fatali per un normale sviluppo fisico, Lautrec si vide condannato ad una deformità fisica che visse in modo drammatico e doloroso.

I piaceri e i lussi che gli avevano riservato i nobili natali, furono trascurati da Lautrec in nome di una vita condotta tra i vicoletti di Montmartre, dove il vizio si mescolava alla malattia, e dove riuscì a distinguersi, per censo e cultura, superando, in parte, le proprie frustrazioni.

Henri de Toulouse-Lautrec, Al Moulin Rouge: la Goulue e Valentin-le-Désossé, 1895

Henri de Toulouse-Lautrec, Al Moulin Rouge: la Goulue e Valentin-le-Désossé, 1895

Lautrec in quei luoghi, e proprio grazie al suo status, impersonò la figura del dandy di fine secolo: fu da ricco dandy che scelse Montmartre come sua residenza, fu lo spirito del dandy ad attrarlo verso l’indigenza più cupa e a farlo godere dell’ebrezza delle folle e delle feste notturne, tra le quali si aggirava vestendo i panni eleganti del raffinato aristocratico.

Henri de Toulouse-Lautrec, Ritratto di Oscar Wilde, 1895

Henri de Toulouse-Lautrec, Ritratto di Oscar Wilde, 1895

L’arte di Lautrec fu fortemente innovativa, capace di improvvise folgorazioni emotive, tradotte con un linguaggio pittorico del tutto originale.

Il suo nome è legato, in particolar modo, alla produzione di affiche, un’espressione moderna e ancora poco praticata delle arti applicate. In tal senso egli interpretò perfettamente il clima di rinnovamento delle arti minori che si andava affermando, un po’ in tutta Europa, sul finire del secolo.

Aperto alle suggestioni culturali più diverse, quali l’arte giapponese, Lautrec fu uomo del suo tempo nel suo tempo, che seppe interpretare superando il naturalismo impressionista e pervenendo, così, ad una nuova e più profonda percezione della realtà.

Consapevole dei contrasti che animavano il mondo della Belle Époque parigina, Lautrec riteneva che la verità risiedesse al di là della mera apparenza delle cose, e che queste fossero il simbolo di una realtà più autentica e più vera.

Henri de Toulouse-Lautrec, Divan Japonais, 1893

Henri de Toulouse-Lautrec, Divan Japonais, 1893

L’arte di Lautrec, con le sue linee curve e nervose, partecipa dello spirito di cui è animata la contemporanea Art Nouveau, con la sola differenza che l’occhio con cui l’artista guarda la realtà non è festoso, ma è trafitto da una lacerazione che porta alla luce la truce miseria della nuova dimensione urbana.

La sua innata abilità caricaturale, che lo contraddistinse fin dall’infanzia, fu l’arma che, unita ad una visione distaccata ed ironica della realtà, portò Lautrec a superare il tradizionale linguaggio accademico e verista per tradurre, in modo più consono, il composito panorama di Montmartre, segno e simbolo di una peculiare visione esistenziale.

Henri de Toulouse-Lautrec, In una saletta privata al Rat Mort, 1899

Henri de Toulouse-Lautrec, In una saletta privata al Rat Mort, 1899

Le sue frequentazioni abituali lo portarono ad elaborare dei personaggi tipizzati, semplificando le caratteristiche di ciascuno e creando, così, una sorta di personale bestiario umano.

Il tipo di Lautrec è quello che egli vedeva aggirarsi per le vie e per i locali notturni e che incarnava perfettamente la psicologia e l’espressione del mondo di cui faceva parte. I suoi personaggi sono simboli di un’umanità ferita ed oltraggiata alla quale egli appartiene e di cui condivide i sentimenti di dolore, di indigenza e di solitudine proiettandoli, però, nella dimensione più estesa di una generale condizione umana. Con questo sguardo, più lontano ed oggettivo, l’artista riesce così a superare la dimensione personale, guardando alla crudezza della realtà, ma evitando di rimanervi prigioniero.

“Mi piacerebbe parlarvi un po’ di ciò che faccio, ma è così particolare, così fuori legge.” (Henri de Toulose-Lautrec)

Henri de Toulouse-Lautrec, Reine de joie, 1892

Henri de Toulouse-Lautrec, Reine de joie, 1892

Henri de Toulouse-Lautrec: un nobile interprete di Montmartre ultima modifica: 2013-01-17T15:18:51+00:00 da barbara
6 Comments
  • Scatti d’artista: Maurice Guibert « barbarainwonderlart
    Posted at 15:20h, 17 gennaio Rispondi

    […] questo caso gli scatti di Guibert (1856-1913) ritraggono l’amico e artista Toulouse-Lautrec che, per una volta, si presta egli stesso come modello per l’altrui creazione […]

  • lillyslifestyle
    Posted at 16:56h, 17 gennaio Rispondi

    Che splendido articolo. Odio Parigi ma devo ammettere che l’unica cosa positiva di quando ho vissuto lì è aver trovato una mansarda a Montmartre <3 😉

    • barbarameletto
      Posted at 22:31h, 17 gennaio Rispondi

      Grazie. Hai vissuto a Parigi? Bello per me, nel senso che amo questa città, soprattutto perchè per me è la patria della cultura, non solo artistica, ma anche e soprattutto letteraria, che ho amato fin da piccola. Credo che magari viverci sia diverso, ma per me Parigi resta e rimane una bella utopia.

  • Amedeo Modigliani: un livornese a Parigi « barbarainwonderlart
    Posted at 15:29h, 19 gennaio Rispondi

    […] Nel 1906, a soli ventidue anni ma con una certa esperienza artistica maturata alle spalle, Modigliani arrivò a Parigi dove affittò uno studio a Montmartre. […]

  • Aithne
    Posted at 08:50h, 26 febbraio Rispondi

    […] Henri de Toulouse-Lautrec: un nobile interprete di Montmartre […]

  • L’arte a passi di danza | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 14:47h, 03 gennaio Rispondi

    […] Boldini, Toulouse-Lautrec e, soprattutto, Degas dimostrarono un interesse inedito per questa forma d’arte: l’affaccio su […]

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