"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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L’antichità preziosa ed immaginaria di Alma-Tadema

L’antichità preziosa ed immaginaria di Alma-Tadema

Lawrence Alma-Tadema, Le donne di Anfissa, 1887

Lawrence Alma-Tadema, Le donne di Anfissa, 1887

Lawrence Alma-Tadema, di origine olandese, fu uno dei pittori più noti e conosciuti dell’epoca vittoriana. Nato nel 1836, nel villaggio di Bronrijp in Frisia, nel 1870, in coincidenza con il conflitto anglo-prussiano, si stabilì a Londra dove divenne il massimo esponente della pittura neopompeiana.

Egli seppe interpretare questo genere pittorico, alimentato dalle contemporanee scoperte archeologiche di Pompei e dell’area vesuviana, in modo sorprendentemente raffinato ed elegante, tanto che lo stesso Gabriele D’Annunzio, fine esteta e collezionista d’arte, paragonò la sua opera ad “un raro pezzo di argenteria, qualche cosa come un gioiello carico di cesellature, un avorio scolpito e inciso, un alabastro meticolosamente traforato.”

Lawrence Alma-Tadema, Le rose di Eliogabalo, 1888

Lawrence Alma-Tadema, Le rose di Eliogabalo, 1888

In effetti la pittura di Alma-Tadema sorge da echi passati e lontani reinterpretati, però, sulla scorta di un simbolismo estetizzante di fine secolo. Guardando alle immagini dell’artista giungono alla mente gli arredi, le suppellettili, le preziose opere di cui si circondava Andrea Sperelli, protagonista di Il Piacere, o Jean Floresses Des Esseintes, protagonista di À rebours, che incarnano, in modo esemplare, la figura del dandy ottocentesco.

Lawrence Alma-Tadema, L'abitudine preferita, 1909

Lawrence Alma-Tadema, L’abitudine preferita, 1909

Alma-Tadema ebbe modo, durante il suo viaggio di nozze in Italia, di conoscere direttamente l’antichità romana, visione che ebbe su di lui l’impatto di una vera e propria rivelazione.

Più che dai grandiosi monumenti di Roma, egli fu attratto dalla dimensione domestica che respirò a Pompei, dove l’illusione di un’esistenza pienamente vissuta impresse un carattere preciso e indelebile alla sua produzione artistica.

Pompei, infatti, suggerì al pittore uno stile di vita dedito al lusso e ai piaceri, senza la magnificenza della Roma imperiale, ma più allettante e accessibile, in sintonia con quelli che erano i dettami della ricca borghesia vittoriana.

Lawrence Alma-Tadema, Giocatori di scacchi egiziani, 1865

Lawrence Alma-Tadema, Giocatori di scacchi egiziani, 1865

Nell’opera di Alma-Tadema l’antichità, che non è solo romana ma anche greca ed egizia, viene ammantata da uno sguardo edonistico e nostalgico: l’antico è per l’artista la realtà sognata e desiderata degli svaghi e dei piaceri conviviali. Egli fuse nelle sue opere, con grande perizia e delicatezza, questo senso di onirica vaghezza ad un citazionismo archeologico più colto e preciso dovuto, quest’ultimo, alla grande conoscenza che egli aveva dell’antichità.

Già all’epoca la critica definì i suoi quadri come una sorta di musei, una galleria di oggetti archeologici perfettamente delineati, in sintonia con quella che era la cultura antiquaria e collezionistica dell’epoca, espressa nelle case private e negli atelier degli artisti, colme di originali, copie di capolavori e minuzie decorative di ogni sorta e genere. La grande abilità e originalità di Alma-Tadema si rivela con vigore nella resa dei materiali: oggetti preziosi e ricercati, stoffe raffinate di cui riesce a rendere la consistenza e la qualità con sorprendente virtuosismo.

Lawrence Alma-Tadema, Primavera, 1894

Lawrence Alma-Tadema, Primavera, 1894

Stupefacenti scenografie di marmi lucenti fanno da sfondo alle sue creazioni, una sorta di spettacolare ed ideale ambientazione in cui prendono vita le preziose visioni dell’artista.

La precisione nei dettagli e l’accuratezza nella ricostruzione degli interni fu possibile anche e soprattutto dall’uso della fotografia; l’artista infatti utilizzò un immenso patrimonio fotografico di rovine, monumenti e reperti archeologici per dipingere le sue opere.

E’ importante tener presente, altresì, che le tele dell’artista non costituiscono dei testi archeologici illustrati, ma sono il risultato di una manipolazione e rivisitazione dell’immagine fotografica oggettiva, pervenendo, così, ad una rappresentazione dell’antico credibile ma non filologica.

Le sue raffigurazioni, infatti, parlano di un favoloso passato riprodotto con tale dovizia di particolari da imprimere a questa fantasia una sorta di evidenza materiale, smorzandone, al contempo, l’aurea enigmatica e utopistica: una celebrazione alla bellezza di un antico arbitrario, eppure plausibile, e un pretesto per citazioni archeologiche erudite.

Lawrence Alma-Tadema, Rivali inconsapevoli, 1893

Lawrence Alma-Tadema, Rivali inconsapevoli, 1893

Alma-Tadema è un artista fuori dal coro, non appartiene ad alcuna scuola, seppure abbia fatto proprie delle tematiche molto in voga tra i suoi contemporanei. Il suo approccio alla pittura di storia è originale e peculiare, le sue opere, infatti, trasudano un sentimento di idillica nostalgia e di vaga bellezza in grado di superare la dimensione spaziale e temporale.

La pittura di Alma-Tadema, oltre a sollecitare il diffuso genere storico, fu di grande ispirazione anche per artisti, quali i Preraffaelliti, che spinsero la loro arte ad esiti decisamente più simbolisti.

La ricerca di soggetti antichi, la visione tipizzata della bellezza femminile, la ricerca nella descrizione degli interni ricchi di particolari, sono caratteristiche che caratterizzeranno anche l’arte della confraternita preraffaellita, sebbene, in questi ultimi, si notino accenti sentimentali meno languidi e più patetici.

Lo stesso Alma-Tadema, sebbene non fece mai parte del movimento delle Arts and Crafts di Morris, ne condivise però le idee, convinto dell’esigenza di trovare una nuova unità armonica tra arte, artigianato e architettura: “le mie opere si potrebbero facilmente classificare in base all’influenza esercitata su di esse dall’ambiente circostante” – affermò a tal proposito il pittore.

Lawrence Alma-Tadema, Tepidarium, 1881

Lawrence Alma-Tadema, Tepidarium, 1881

Sensualità e piacevolezza animano la pittura di Alma-Tadema che rifugge dalla rappresentazione di immagini violente, pur tramandate dall’antichità. Con panni antichi egli riveste e nobilita la società vittoriana, con tutto lo sfarzo delle dimore, la ricercata eleganza degli abiti femminili, l’enigmaticità allusiva di ménage familiari apparentemente normali.

“Dopo tutto siamo discendenti degli antichi. I tempi cambiano, ma la natura umana non muta con loro. E così, che sia il Faraone che piange sul corpo morto del figlio in un tempio egiziano, o una matrona romana che contratta la tariffa con un barcaiolo sul Tevere per farsi portare dall’altra parte, o ancora un giovane greco intento a leggere Omero sulla riva di un mare in tempesta, il mio sforzo è instillare in ognuno di questi soggetti un barlume di quella vita che meglio conosco, la vita perennemente pulsante di questa grande città distesa attorno a noi.”

(Lawrence Alma-Tadema)

Lawrence Alma-Tadema, Saffo e Alceo, 1881

Lawrence Alma-Tadema, Saffo e Alceo, 1881

L’antichità preziosa ed immaginaria di Alma-Tadema ultima modifica: 2013-01-13T14:23:51+00:00 da barbara
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