"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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L’universo femminile di Gustav Klimt

L’universo femminile di Gustav Klimt

Gustav Klimt, La vergine, 1912-1913

Gustav Klimt, La vergine, 1912-1913

“Tutto il corpo della donna è una dépendance del suo organo sessuale, […] la donna è un essere che entra in coito dappertutto”, così scriveva nel 1903 Otto Weininger, teorico viennese della misoginia, per giustificare il proprio disprezzo nei confronti del sesso femminile.

Klimt pare aver fatto sua tale affermazione ribaltandola, però, in senso positivo: la superiorità erotica della donna come unico antidoto all’alienazione di una modernità che porta l’individuo ad un rapporto a senso unico con il mondo.

Numerose, infatti, furono le donne che costellarono l’arte e la vita privata di Klimt, mentre gli uomini rimasero assai rari nel suo repertorio iconografico, perlopiù rappresentati di spalle e mai come protagonisti.

Gustav Klimt, La sposa, 1917-1918

Gustav Klimt, La sposa, 1917-1918

La donna per Klimt incarna l’utopia del sogno “maternale”, la possibilità di una diversa alchimia della vita di fronte al tramonto delle virili certezze della vecchia Europa, alle soglie della prima guerra mondiale.

Il richiamo irresistibile all’universo femminile, che l’artista percepisce come mondo a sè e perfettamente compiuto, trova piena espressione nei suoi dipinti dove si affaccia una realtà totalmente autosufficiente, un boudoir che esclude ogni presenza maschile, a cui spetta solo il ruolo di vittima o di voyeur.

Arthur Schnitzler, nella sua Commedia della seduzione del 1924, nel personaggio del pittore Gysar esaltò alcuni tratti che resero celebre a Vienna la personalità di Klimt. Gysar è infatti sempre a caccia di belle donne da ritrarre, ogni seduta di posa diviene un incontro erotico, il suo atelier è una sorta di harem privato protetto da alte mura.

In effetti anche lo studio di Klimt, nella Josefstädter Straße, era circondato da mura, la vegetazione era incolta, e nel suo atelier sostavano intere giornate numerose modelle in assoluta libertà e disponibili, come si sussurrava all’epoca a Vienna, ad offrire all’artista ogni possibile piacere o divertimento.

Gustav Klimt, Danae, 1907-1908

Gustav Klimt, Danae, 1907-1908

Tutti i giorni, Klimt, inframmezzava alla pittura il disegno: aggirandosi nel suo gineceo, lasciava scorrere liberamente la mano sui fogli a fermare sulla carta le morbide armonie del corpo femminile.

La grande quantità di disegni che l’artista ci lascia, infatti, sono viva testimonianza di queste sedute, dove il tratto scorre libero e privo di ornamenti, tutto proteso a carpire il segreto ed il mistero della sensualità femminile.

Nessun arredo, nessun orpello, nessun riferimento letterario od allegorico, solo stoffe che si levano a scoprire i recessi del desiderio: disegni che appaiono come la trama di un pensiero occulto ed inconfessabile.

Gustav Klimt, Bisce d'acqua I, 1904-1907

Gustav Klimt, Bisce d’acqua I, 1904-1907

“Aveva cento legami: donne, bambini, sorelle che per amor suo diventavano nemiche tra loro”: nella sua autobiografia Alma Mahler contribuì a rinsaldare la fama di un Klimt donnaiolo impenitente, amante delle donne ma mai abbastanza da sceglierne una come unica amante.

In tal senso Klimt incarna il luogo comune dell’epoca secondo il quale ogni relazione esclusiva è nemica dell’arte: la donna è un attentato alla creatività, risucchia l’energia vitale e grava lo spirito con inappropriati richiami alla banale materia quotidiana.

Gli artisti più ossessionati dall’universo femminile, infatti, restarono caparbiamente celibi per non intaccare la loro aurea ispirazione, ma anche per timore di poter soggiacere alle immagini del loro culto privato.

Gustav Klimt, Adele Bloch-Bauer I, 1907

Gustav Klimt, Adele Bloch-Bauer I, 1907

Sicuramente Klimt ebbe una relazione con Adele Bloch-Bauer, figlia di un banchiere e moglie del proprietario di uno zuccherificio; per altre ricche committenti di ritratti, come Sonia Knips o Serena Lederer, possiamo solo fare delle supposizioni.

Del resto che siano state relazioni autentiche o supposte poco conta, ciò che importa è il modo in cui Klimt seppe immortalare il clima di un’epoca fissando, nelle sue tele, il tipo di bellezza viennese, sia nel caso delle altere dame dell’alta società, incastonate come gioielli tra decori secessionisti, sia nel caso delle ragazze dei sobborghi, innalzate a splendide e conturbanti sirene.

Gustav Klimt, Pesci d'oro, 1901-1902

Gustav Klimt, Pesci d’oro, 1901-1902

“Tutto ciò che c’è da sapere su di me è nei miei quadri”, afferma l’artista in una delle sue rare dichiarazioni: avaro di corrispondenze come di esternazioni, Klimt era un uomo riservatissimo e, anche per questo, molto chiacchierato. Le sue opere superano, però, l’aneddoto e svelano quella verità che è unica e sola: uno struggente sogno maternale in nome del primato dell’eros.

Gustav Klimt, Fregio di Beethoven, particolare con le Forze ostili, 1902

Gustav Klimt, Fregio di Beethoven, particolare con le Forze ostili, 1902

L’universo femminile di Gustav Klimt ultima modifica: 2013-01-06T02:14:40+00:00 da barbara
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