"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
Tag

La Secessione : aria di modernità nella Vienna di fine secolo

La Secessione : aria di modernità nella Vienna di fine secolo

Il bacio

Gustav Klimt, Il bacio, 1907-1908

Nel 1898, alla presenza dell’imperatore Francesco Giuseppe, venne inaugurata a Vienna la prima mostra della Secessione per – come riferiva Klimt stesso in una sua lettera – “portare la vita artistica viennese in un rapporto vitale con l’evoluzione dell’arte estera e proporre delle esposizioni dal puro carattere artistico libere dalle esigenze di mercato.”

Nel ricco e fervente clima culturale della Vienna di fine Ottocento si andava affermando, infatti, la volontà di reagire alla tradizione e ai biechi localismi artistici per aprirsi alle nuove e più moderne tendenze che venivano identificate, per lo più, nell’arte simbolista.

Il modello e il nome di derivazione romana, secessio plebis, traevano origine dalla Secessione di Monaco, fondata nel 1892 da Franz von Stuck con le medesime finalità.

Nuda Veritas

Gustav Klimt, Nuda Veritas

Gustav Klimt, Nuda Veritas, tavola pubblicata nel 1898 nella rivista della Secessione Ver Sacrum – La figura, che allude alla funzione dell’arte, punta sullo spettatore uno specchio e sembra tradurre visivamente le parole dell’architetto Otto Wagner secondo cui bisognava “mostrare all’uomo moderno il suo vero volto”. L’iscrizione in alto recita: “Verità è fuoco, verità vuol dire illuminare e bruciare.” Un anno dopo la Nuda Veritas è riproposta da Klimt in un dipinto. La scritta ora è polemica: “Se non puoi piacere a molti con le tue azioni e la tua arte, piaci a pochi. Piacere a molti è male.” Anche dal  nudo della donna emana qualcosa di diverso: qui la sua carica erotica è spiccata, le sue chiome rosso fuoco sono simili a fiamme del peccato. Ora la figura è autentica allegoria dell’arte klimtiana, con la sua celebrazione dell’eros e della donna, della verità di una morale che sfida quella borghese del tempo.

Nuda Veritas

Gustav Klimt, Nuda Veritas, 1899

“Al tempo la sua arte, all’arte la sua modernità”, fu il motto scelto dai secessionisti che si scagliavano contro la pittura di storia e, soprattutto, contro l’architettura eclettica e revivalistica imperante in città, affermando, al contempo, la necessità di verità e di autenticità nell’espressione artistica.

I giovani artisti viennesi non avevano, inizialmente, un vero e proprio programma ideologico, anche perché il gruppo che aveva dato vita all’associazione era molto vario ed eterogeneo ed era accomunato esclusivamente da questa vaga idea di modernità. In realtà le personalità artistiche dominanti – Gustav Klimt, gli architetti Hoffmann, Wagner, Olbrich ed i pittori Moser, Moll, Kurzweil e Roller – avevano una propria tendenze definita e fu ben presto evidente, così, l’esistenza di uno stile secessionista.

Secessione

Joseph Maria Olbrich, padiglione della Secessione di Vienna, 1898

Nel novembre del 1898, per la seconda mostra della Secessione, fu inaugurato l’edificio progettato da Olbrich come padiglione espositivo, tale opera pone le basi per un nuovo linguaggio architettonico e afferma, contemporaneamente, una nuova poetica: un tempio per l’arte dove innalzare un vero e proprio culto estetizzante dell’arte stessa, atteggiamento, questo, che è peculiare della cultura viennese dell’epoca. “Solo come fenomeno estetico l’esserci del mondo è legittimo”, scriveva Nietzsche in La nascita della tragedia, pensiero che permeò i secessionisti e la cerchia di scrittori e poeti che si era riunita attorno a loro.

Gustav Klimt, in qualità di presidente della Secessione, fu attivamente coinvolto nella progettazione dell’edificio di Olbrich, la cui novità consisteva, soprattutto, nella concezione di uno spazio interno neutro e liberamente trasformabile per le varie esposizioni: non si trattava più di appendere dei quadri alle pareti ma di trasformare, di volta in volta, lo spazio in funzione delle opere esposte creando così un ambiente totale, unitario ed adeguato alle singole mostre. Si tendeva ad una consonanza estetica tra opere esposte, arredi ed elementi decorativi in nome della creazione di un’opera d’arte totale e totalizzante.

Sangue di pesce

Gustav Klimt, Sangue di pesce, illustrazione per Ver Sacrum, 1898

Tra il 1898 ed il 1905 la Secessione organizzò ben 22 mostre sollecitando, nello stesso tempo, una politica di acquisti da parte delle istituzioni e stimolando, così, l’impegno pubblico nei confronti dell’arte contemporanea.. Nel 1900, durante la sesta mostra del gruppo, venne celebrata l’arte grafica giapponese, sancendo l’importanza di quest’ultima nello sviluppo in senso moderno dell’arte europea.

Lo stile che si affermò a Vienna in quel periodo, infatti, risentì dell’influenza del linearismo della grafica orientale: un linguaggio figurativo bidimensionale volto a raccordare forme organiche e geometriche nella creazione di un ritmo decorativo e ornamentale.

L'attesa

Gustav Klimt, L’attesa, cartone per il fregio di palazzo Stoclet a Bruxelles, 1905-1909

Nel 1903 la Secessione è al suo culmine e forte è anche il sostegno dato dal governo: ai suoi artisti non solo vennero commissionate le opere più importanti, ma anche il disegno della valuta e dei francobolli.

Sempre nel 1903 venne inaugurata la personale di Klimt e si fondarono le Wiener Werkstätte che, nello spirito delle Arts and Crafts di Morris, dovevano coniugare l’artigianato con l’arte rinnovando, così, tutti gli oggetti d’uso comune.

Il desiderio era quello di spogliare le case borghesi dalle paccottiglie di pessimo gusto di cui erano infestate per creare un interno più consono ed adeguato al rinnovamento architettonico che già aveva coinvolto le facciate degli edifici.

Anche in questo caso, come per il progetto di Morris, all’incitamento ideologico di “un’arte per tutti” si concretizzò, nei fatti, una produzione elitaria e costosa. Nonostante il vanificarsi di un’utopia di tipo socialista, la produzione di arti applicati di questi laboratori fu senza dubbio varia, nuova ed estremamente originale.

Le Wiener Werkstätte rappresentarono il vero banco di prova per realizzare l’aspirazione della Secessione all’opera d’arte totale: il terreno d’incontro tra edificio e arredo, tra dettaglio e stile di vita.

Wiener Werkstätte

Logo delle Wiener Werkstätte

La costruzione tra il 1905 ed il 1911 del palazzo Stoclet a Bruxelles rappresentò il trionfo e l’apoteosi di questa concezione.

L’edificio, progettato da Hoffmann per un ricco industriale con la collaborazione di molti artisti e dei laboratori delle Wiener Werkstätte, fu esemplare per la sua perfetta e compiuta sintonia tra struttura e decorazione: un monumento al Bello ed il trionfo dell’estetizzante ed elitaria vita borghese.

Palazzo Stoclet

Josef Franz Maria Hoffmann, Palazzo Stoclet, Bruxelles 1905-1911, particolare dell’interno con i pannelli realizzati da Gustav Klimt

Nello stesso anno in cui venne inaugurato il palazzo si andava oramai compiendo anche il percorso vitale che aveva animato, originariamente, la Secessione: l’epoca stava mutando velocemente e, a dieci anni di distanza, quella modernità a cui si erano tanto appellati gli artisti appariva un mero anacronismo.

Nel 1911 Gropius cominciò a scrivere un nuovo capitolo della storia dell’architettura con la costruzione della fabbrica Fagus e Adolf Loos, con la sua opera Ornamento e delitto, si era accorto già da tempo che l’estetica decorativa veniva meno di fronte alle nuove esigenze di struttura e funzione.

Frattanto la situazione politica si caricava di oscuri presagi di quei colpi di pistola che nel giugno del 1914 avrebbero frantumato le certezze della borghesia mitteleuropea: non è più tempo di preziosi decori e linee sinuose, il segno si traduce in lacerazione e struggimento e la città dei sogni si va tramutando, pian piano, in città popolata da angosce ed incubi. L’età d’oro della sicurezza borghese stava morbidamente scivolando nella sua gaia Apocalisse.

“La gente viveva nella sicurezza cionondimeno erano tutti pieni di paura. Io lo avvertii attraverso il loro raffinato modo di vivere che derivava ancora dal barocco, io li dipinsi nella loro ansietà e nel loro panico.”

(Oskar Kokoschka)

Il fregio di Beethoven

Gustav Klimt, Il fregio di Beethoven, particolare, 1902

La Secessione : aria di modernità nella Vienna di fine secolo ultima modifica: 2013-01-05T15:58:04+00:00 da barbara
12 Comments

Post A Comment