"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Andy Warhol: l’arte U.S.A. e getta

Andy Warhol: l’arte U.S.A. e getta

“Like I always wanted Tab Hunter to play me in a story of my life, people would be much happier imagining that I was as handsome as Allen [Midgette] and Tab were.

I mean, the real Bonnie and Clyde sure didn’t look like Faye [Dunaway] and Warren [Beatty]. Who wants the truth? That’s what show business is for to prove that it’s not what you are that counts, it’s what they think you are.” (Andy Warhol)

autoritratto

Andy Warhol, autoritratto, 1986

Andy Warhol è un’artista che ha saputo rappresentare l’America nel momento in cui l’America è diventata il mondo. Come lo è diventata la Coca Cola, che Wharol ha riprodotto, e come lo è diventata Marilyn Monroe, che Warhol ha ritratto moltiplicandone il volto.

Warhol ha fotografato l’America a partire dagli anni Sessanta del Novecento, occupandosi di un aspetto dell’universo americano: la fotografia commerciale assieme a tutto quanto la veicola direttamente o indirettamente, giornali, magazine, film, immagini televisive.

Five Coke Bottles

Andy Warhol, Five Coke Bottles, 1962

Andy Warhol nasce a Pittsburgh nel 1928, terzo di tre fratelli, figlio di immigrati cecoslovacchi. Nel 1949 lascia Pittsburgh per la metropoli: New York.

A New York trascorre il resto della sua vita, raggiunge fame e celebrità, e qui muore nel 1987.

Wharol fa parte di quella generazione di artisti, riuniti sotto la denominazione comune di artisti pop, che, figli di immigrati ma nati in America, sentiranno un forte peso polemico con il loro paese, cercando di colpire quella realtà anonima, tecnologica e di massa che caratterizza la Grande America.

Green Coca-Cola Bottles

Andy Warhol, Green Coca-Cola Bottles, 1962

Warhol fa esperienza nel mondo della pubblicità, ben presto, però, lascia le agenzie di Manhattan per mettersi a lavorare in proprio come artista indipendente.

In una realtà, quella della comunicazione di massa, dove non è lasciato spazio alla creatività ed al genio individuale, Warhol decide di intervenire nella circolazione delle immagini nel momento in cui vengono consumate, piuttosto che affaticarsi all’origine della loro produzione.

Le immagini su cui interviene Warhol, infatti, transitano nei circuiti industriali prima di lui e continuano a farlo dopo di lui: nessuna delle immagini che renderanno grande Warhol sono opera di Warhol medesimo.

Campbell's Soup

Andy Warhol, Big Campbell’s Soup Can, 19 cent, 1962

Warhol rifece ciò che era già stato fatto, trasformò le immagini che erano a disposizione della quotidianità di ognuno sottraendole, così, all’invisibilità e rendendole vedibili e conoscibili.

In una società usa e getta, l’operazione di Wharol si spinse a dare spessore e forza ad un linguaggio sfuggente perché troppo banalmente comune, innalzando la percezione oramai assuefatta dalla quotidianità del vedere: ciò che è troppo esposto diviene invisibile alla nostra percezione visiva.

Rifacendo le sue immagini, Warhol, le ha distolte dal loro usuale circuito comunicativo per renderle, per un momento almeno, attuali e presenti.

La scelta visiva compiuta da Warhol è stata completa ed esauriente: nel vastissimo universo di immagini di fine Novecento, ha selezionato le più rappresentative della società a lui contemporanea.

Marilyn Monroe

Andy Warhol, Marilyn Monroe, 1967

Egli ha, innanzitutto, ritratto un firmamento di volti mitici, di star: da Marylin Monroe ad Elvis Presley, da Elizabeth Taylor a Marlon Brando, da James Dean a Natalie Wood.

Ha compilato un inventario di cibi di maggior consumo, il listino ideale del compratore medio del supermercato. Ha messo assieme fatti di cronaca, mescolando incidenti d’auto e suicidi spettacolari sotto l’etichetta di Disasters.

Ha reso omaggio ad icone della sua patria come il dollaro o la sedia elettrica, che fa tanto America quanto la statua della Libertà. Nell’ultima parte della sua attività ha riassemblato la sua produzione precedente, una personale rivisitazione accompagnata da un velo di nostalgia.

Orange Disaster

Andy Warhol, Orange Disaster, 1963

Un artefice geniale dell’immagine: infallibile nelle scelte ed abile nell’imporre le sue preferenze.

L’opera di Warhol è, infatti, imprescindibile dalla considerazione dell’uomo Warhol, dalla sua singolare e complessa personalità creativa e creatrice. Dandy di fine Novecento, ha saputo fare della sua arte e del suo stile di vita un indicatore di quella omologata società dei consumi che, anestetizzando i propri sensi, si è spinta al limite dell’apparenza e della superficie fino a divenire apatica ed indifferente.

La sua arte si fonda su un luogo comune che, però, non per questo risulta scontata o banale, ma ha la forza di innalzarsi ed elevarsi facendosi unica ed originale.

Big Electric Chair

Andy Warhol, Big Electric Chair, 1967

“Quel che c’è di bello in questo paese è che i consumatori più ricchi comprano praticamente le stesse cose dei meno abbienti.

Guardi la televisione, vedi la Coca-cola, che Liz Taylor beve la Coca-cola, e, pensa!, anche tu puoi bere la Coca-cola. Una Coca è una Coca, e non ci sono soldi che valgano a farti avere una Coca-cola migliore di quella che si beve il barbone all’angolo. […]

L’idea dell’America è così bella perché quanto più una cosa è livellata, tanto più è americana.

Ad esempio ci sono molti locali dove si riceve un trattamento speciale se si è famosi, ma questo non è autenticamente americano. Volevo andare ad un’asta di Park Bernet ma non mi hanno lasciato entrare perché avevo con me il cane. Così ho dovuto aspettare nell’atrio l’amico che dovevo in contrare a quest’asta […].

E mentre ero là che aspettavo la gente si faceva fare l’autografo. Quella in cui mi trovavo era una situazione autenticamente americana.” (Andy Wharol)

Flowers

Andy Warhol, Flowers, 1964

 

Andy Warhol: l’arte U.S.A. e getta ultima modifica: 2012-12-24T17:55:43+00:00 da barbara
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