"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Paul Cézanne: la nascita del Moderno

Paul Cézanne: la nascita del Moderno

Paul Cézanne, Natura morta, 1890-1894

Paul Cézanne, Natura morta, 1890-1894

Il primo tentativo di rappresentare in modo obiettivo la realtà, senza veli emozionali o razionali, nasce e si sviluppa dalla ricerca di un artista isolato: Paul Cézanne.

Egli, infatti, partendo da esperienze impressioniste, se ne discostò quasi subito, per operare una sua personale indagine sulla natura e sul linguaggio adatto ad esprimerla. Non c’è dubbio che l’artista intendeva vedere il mondo, o quantomeno quella parte che riusciva a cogliere, come un oggetto, oltrepassando la superficie ambigua e fallace delle cose per coglierne, così, la realtà assoluta ed immanente.

Paul Cézanne, La signora Cézanne nella serra, 1891-1892

Paul Cézanne, La signora Cézanne nella serra, 1891-1892

Cèzanne sosteneva che la percezione umana era confusa, ma che l’arte e l’artista avessero il compito ed il dovere di mettere ordine in questa confusione sensoriale mediante un ordine strutturale e compositivo.

Tutta l’opera di Cézanne è tesa nello sforzo di riprodurre la realtà così come si presenta ai nostri occhi, senza alterazioni dovute dalla mediazione dell’intelletto, della sensibilità o della luce, in tal senso le deformazioni pittoriche a cui giungerà Cézanne sono il frutto di questa ricerca illuminata.

Le idee, la scienza, l’intelligenza, la prospettiva e la tradizione sono rimesse a contatto con il mondo naturale che sono chiamate a comprendere. Nell’opera di Cèzanne le alterazioni prospettiche contribuiscono a dare l’impressione di un ordine nascente, di un organismo completo e complesso che viene alla luce attraverso l’uso modulato del colore.

Paul Cézanne, Il golfo di Marsiglia visto da l'Estaque, 1886-1890

Paul Cézanne, Il golfo di Marsiglia visto da l’Estaque, 1886-1890

La pittura era al centro del mondo di Cézanne e del suo modo di esistere, la sua personale visione lo portò a subire le critiche e le incomprensioni dei contemporanei, ma non per questo desistette dai suoi propositi.

Mi trovo in uno stato di disordine cerebrale, in così grave agitazione, che ho temuto, a un certo momento, che la mia debole ragione non ce la facesse […] Ormai mi sembra di star meglio e di pensare più giusto nell’orientamento dei miei studi. Arriverò allo scopo tanto cercato e così a lungo perseguito? Studio sempre dal vero e mi sembra di fare lenti progressi, così scriveva l’artista al figlio, nel 1906, un mese prima della sua morte.

All’età di cinquantadue anni, Cézanne si ritirò ad Aix-en-Provence, per vivere e dipingere nell’ambiente famigliare della sua infanzia: solitario nella conduzione della sua vita e solitario nella sua arte, tutta protesa a penetrare la sostanza più segreta del reale.

Paul Cèzanne, Il grande pino e terre rosse, 1895

Paul Cèzanne, Il grande pino e terre rosse, 1895

L’opera di Cézanne consta di 954 dipinti, 645 acquerelli, 1200 disegni ed un gruppo di incisioni; in quasi cinquant’anni di lavoro, egli si esercitò su pochi ed esclusivi temi, il paesaggio, il ritratto, la natura morta, con una dedizione, a volte, maniacale ed ossessiva. La lunga insistenza sugli stessi motivi e gli stessi soggetti, ci testimonia il costante rovello creativo di Cézanne, la sua ferrea determinazione nel penetrare gli aspetti essenziali della realtà fenomenica.

Le tele che Cézanne dedicò all’aspro paesaggio della Provenza rappresentano, forse, uno dei momenti più alti e riusciti della sua ispirazione.

Uno dei soggetti prediletti dell’artista fu la montagna di Sainte-Victoire: gli oltre trenta dipinti che la ritraggono la rappresentano da infiniti punti di vista e nelle forme più varie, fino a farla apparire quasi evanescente ed indistinguibile da ciò che la circonda, in una sorta di liquidazione del visibile.

Paul Cézanne, La montagna Sainte-Victoire, 1902-1906

Paul Cézanne, La montagna Sainte-Victoire, 1902-1906

Cézanne cercò, fino alla fine, di capire e penetrare l’essenza del paesaggio provenzale, quel paesaggio a lui tanto caro, tentando di fermare l’attimo fugace dell’eterno scorrere delle cose.

Bisogna sbrigarsi se si vuole ancora vedere qualcosa. Tutto scompare, scriveva l’artista, con ansia e rammarico, nelle ultime lettere al figlio. Riferendosi poi alla montagna di Saint-Victoire, egli notava come lo stesso soggetto visto da un’altra angolazione offre un motivo di studio di grande interesse e di tale varietà che credo potrei occuparmene per mesi.

Paul Cèzanne, La montagna di Sainte-Victoire, 1904-1906

Paul Cèzanne, La montagna di Sainte-Victoire, 1904-1906

L’ultima serie dedicata alla Sainte-Victoire, vista dallo chemin des Lauves, può essere considerata una sorta di testamento spirituale dell’artista: le immagini si fondono in una composizione organica e modulata, attraverso la sequenza dei colori concepita come il passaggio da un tono all’altro.

Abolita ogni successione dei piani, Cézanne costruisce una struttura ritmica, musicale, una forma che nasce dal colore e dominata da un grande senso di armonia pittorica: non più forma naturale, ma luminoso oggetto del desiderio, immagine di un non luogo, di un miraggio, di una sublime utopia.

“Tutto ciò che vediamo non è vero, si disperde, se ne va. La natura è sempre la stessa, ma nulla rimane di lei, di ciò che ci appare.

L’arte deve darle il respiro della durata […]. Deve farcela gustare come eterna. […]

Disegno e colore non sono affatto separati, dal momento che dipingi, disegni. Quando il colore è al più elevato grado di ricchezza, la forma è alla sua pienezza. I contrasti e i rapporti di tono, ecco il segreto del disegno e del modellato.”

(Paul Cézanne)

Paul Cèzanne, La montagna di Sainte-Victoire, 1902

Paul Cèzanne, La montagna di Sainte-Victoire, 1902

 

Paul Cézanne: la nascita del Moderno ultima modifica: 2012-12-22T15:33:29+00:00 da barbara
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