"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Vasilij Kandinskij: Lo spirituale dell’arte

Vasilij Kandinskij: Lo spirituale dell’arte

Vasilij Kandinskij, Dama a Mosca, 1912

Vasilij Kandinskij, Dama a Mosca, 1912

“Quando la forma non è espressione esterna di un contenuto interno, non si serve più lo spirito libero (il raggio bianco) ma la barriera pietrificata (la mano nera) […] I veli materiali che avvolgono lo spirito sono spesso talmente fitti che pochi in genere sono gli uomini in grado di scorgerlo in trasparenza […] Ci sono epoche intere che negano lo spirito perché gli occhi degli uomini non riescono a vederlo […]

Nel XIX secolo e così anche oggi gli uomini rimangono accecati. Una mano nera si posa sui loro occhi. E’ la mano dell’odio. Chi odia cerca in tutti i modi di frenare il raggio bianco, l’evoluzione, l’elevazione. E questo è la negatività, il principio distruttore, è il male; la mano nera che uccide.”

(Vasilij Kandinskij da l’Almanacco del Cavaliere azzurro)

L’opera e la poetica di Kandinskij sono colme di tali proclami, metafore accorate che tradiscono la contaminazione con l’esoterismo simbolista e con quel misticismo teosofico propagandato, verso la fine del secolo XIX, dall’occultista russa Helena Petrovna Blavatskij.

Le scienze occulte, all’epoca, rappresentano una sorta di retroterra culturale che unifica la cultura europea, dandone una derivazione fortemente irrazionale. “Le scienze occulte costituiscono uno dei più importanti pilastri dell’arte. Ogni vero poeta è d’istinto un iniziato”, scriveva, a tal proposito, Charles Morice.

Vasilij Kandinskij, Improvvisazione VII (o Tempesta), 1910

Vasilij Kandinskij, Improvvisazione VII (o Tempesta), 1910

Fra il 1909 ed il 1910, gli anni in cui cerca di rifondare la pittura e quelli in cui è più fitta la sua frequentazione con i testi esoterici, Kandinskij scrive Lo spirituale dell’arte, opera che intende essere il manifesto della produzione pittorica dell’artista.

Il volume viene pubblicato nel 1911 e, già nell’arco di un anno, vede tre edizioni in lingua tedesca, divenendo così il testo di riferimento per una generazione di artisti.

Come un profeta, una sorta di nuovo messia, Kandinskij annuncia la nascita di una nuova epoca e di una nuova arte atta a descriverla: “La nostra anima si sta risvegliando da un lungo periodo di materialismo, e racchiude in sé i germi di quella disperazione che nasce dalla mancanza di una fede, di uno scopo, di una meta […] L’anima si sta svegliando, ma si sente ancora in preda all’incubo. Intravede solo una debole luce, come un punto in un immenso cerchio nero.”

Vasilij Kandinskij, Impressione III, 1911

Vasilij Kandinskij, Impressione III, 1911

Il testo di Kandinskij si presenta come complesso ed enigmatico: erede del romanticismo tedesco contaminato dalle suggestioni teosofiche della Blavatskij.

In esso, però, si può cogliere un filo conduttore che è dato dall’interiorità, tema che torna frequente nelle esternazioni dell’artista: compito dell’opera d’arte è infatti quello di penetrare nella profondità dell’io e di metterci in contatto con l’essenza spirituale suprema.

In questo modo il soggetto perde di senso e di importanza rispetto all’espressione ideale di cui l’artista si fa tramite e veicolo.

“Così nell’arte viene gradualmente sempre più in primo piano l’elemento dell’astratto che ancora ieri, timido e pressoché invisibile, si nascondeva dietro sforzi puramente materialistici, e questo crescere dell’astratto, fino ad acquistare infine il predominio, è un fatto naturale. Esso è naturale poiché, quanto più la forma organica viene respinta indietro, tanto più questo astratto avanza autonomamente in primo piano e guadagna in suono interiore.”

Vasilij Kandinskij, Composizione IV, 1911

Vasilij Kandinskij, Composizione IV, 1911

Per Kandinskij, dunque, l’astrattismo è solo un’evoluzione naturale dell’arte verso la ricerca di quelle assonanze interiori, di quelle vibrazioni che lo spirito produce e che l’artista, alla stregua di un demiurgo, ha il compito di portare alla luce. L’opera d’arte deve quindi aprirsi all’interiorità e, nello stesso tempo, porsi in sintonia con l’universo.

La necessità interiore che guida la produzione artistica è, per Kandisnskij, determinata da tre fattori: l’espressione dell’individualità artistica, l’espressione dello spirito del tempo e l’espressione dell’arte pura che, intesa come esigenza mistica, è un qualcosa che appartiene a tutti i luoghi e a tutte le epoche.

“Lotta di toni, perdita di equilibrio, caduta di principi, inattesi colpi di tamburo, grandi interrogativi, tensioni apparentemente senza scopo, impeti e nostalgie apparentemente laceranti, catene e legami spezzati, contrasti e contraddizioni: questa è la nostra armonia. Su questa armonia si fonda la composizione: un rapporto di colori e linee indipendenti, che nascono dalla necessità interiore e vivono nella totalità del quadro.”

La necessità interiore, su cui insiste Kandinskij, ha molte analogie con il concetto di Kunstwollen (volontà d’arte), introdotto da Riegl nel 1893, e porta in primo piano l’idea della piena autonomia dell’arte che ha una propria vita spirituale indipendente.

Vasilij Kandinskij, Composizione VII, 1911

Vasilij Kandinskij, Composizione VII, 1911

Nello Spirituale dell’arte, Kandinskij dedica numerose pagine al colore: il colore è qualcosa che risplende dall’interno, qualcosa da sentire con la mente, non è solo e soltanto una qualità della superficie.

Il colore, allo stesso modo, può essere potenziato o indebolito dalle forme: “In ogni caso, i colori squillanti si intensificano se sono posti entro forme acute (per esempio il giallo in un triangolo); i colori che amano la profondità sono rafforzati da forme tonde (l’azzurro per esempio, da un cerchio). E’ chiaro però che, se una forma è inadatta a un colore, non siamo di fronte a una “disarmonia”, ma a una nuova possibilità, cioè a una nuova armonia.”

Kandinskij, in queste sue indagini sul colore e sulle forme, si colloca sulla scia di una lunga tradizione di studi analoghi, ponendosi, però, in un territorio di confine tra arte e scienza e risultando, così, più affine alle elaborazioni teoriche e alle sperimentazioni sinestetiche svolte in ambito letterario da Mallarmé e Rimbaud.

Kandinskij possedeva una forte sensibilità che lo portava a mettersi in sintonia con la realtà circostante, animandola e riempiendola di energia vitale. Colori, suoni e forme, vibrano e scaturiscono dall’anima dell’artista pronto a cogliere e riunire, sotto un’unica visione, le trame complesse dell’intero universo. I colori, per Kandinskij, paiono dotati di vita propria, di un loro temperamento che risuona nell’opera dell’artista.

Vasilij kandinskij, Accento in rosa, 1926

Vasilij kandinskij, Accento in rosa, 1926

“In mezzo alla tavolozza c’è un mondo straordinario formato dai residui dei colori già usati […] è un mondo che, nato dall’artista in relazione al quadro già dipinto, è stato determinato e creato anche dal caso, da un gioco misterioso di forze estranee all’artista […]

A volte mi sembra che il pennello, che con volontà inflessibile strappava frammenti a quest’organismo cromatico vivo, provocasse l’emissione di un suono musicale. Udivo talvolta come il sibilo sommesso dei colori che si mescolavano […]

Spesso accadeva però che la cassetta dei colori mi schernisse e si prendesse gioco di me con malignità. Ora il colore colava giù dalla tela, ora si screpolava rapidamente, ora diventava più chiaro ora più scuro, ora saltava apparentemente giù dalla tela o si librava in aria, ora diventava sempre più opaco e assomigliava a un uccello morto, prossimo alla putrefazione: non so come tutto ciò potesse accadere.”

Vasilij Kandinskij, Blu di cielo, 1940

Vasilij Kandinskij, Blu di cielo, 1940

 

Vasilij Kandinskij: Lo spirituale dell’arte ultima modifica: 2012-12-10T23:19:09+00:00 da barbara
10 Comments
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  • James McNeill Whistler contro John Ruskin
    Posted at 15:03h, 10 aprile Rispondi

    […] La contesa tra queste due forti personalità verteva sul dipinto di Whistler Nocturne in Black and Gold: The Falling Rocket (La caduta dei fuochi d’artificio, notturno in nero e oro), esposto nel 1877 alla Grosvenor Gallery, quadro che scatenò lo sdegno di Ruskin che lo giudicò: a pot of paint in the public’s face, un barattolo di vernice in faccia al pubblico. La tela in questione rappresenta una sorta di anticipazione della pittura astratta: è evidente infatti la netta rottura con la pratica pittorica tradizionale, tale da precorrere di trentacinque anni la pittura assoluta di Kandinskij. […]

  • paoletto039
    Posted at 12:21h, 10 luglio Rispondi

    Gentile Barbara,
    complimenti per il blog aristocratico e sensibile in puro stile Blauer Reiter.Ero alla rcierca di un approfondimento su Kandinskij e sono felicemente gelandet.
    Sarei entusiasta di un suo autografo (commento al mio sito) http://www.paologuidasenzauto.com per raggiungere dinamismo.

    • barbara
      Posted at 11:57h, 13 luglio Rispondi

      Sono lieta che tu abbia trovato un lieto approdo per le tue ricerche….
      Prometto di guardare al più presto il tuo sito, già da una prima scorsa mi pare interessante e di buoni contenuti…e che dinamismo sia! 😀

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