"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Kitagawa Utamaro: il pittore delle case verdi

Kitagawa Utamaro: il pittore delle case verdi

Kitagawa Utamaro, foglio tratto dall'album Il canto del guanciale, 1788

Kitagawa Utamaro, foglio tratto dall’album Il canto del guanciale, 1788

Le donne e la loro bellezza, colta nelle più variegate sfumature, sono state le protagoniste principali della vasta produzione artistica di Kitagawa Utamaro, illustratore giapponese vissuto nella seconda metà del Settecento.

Egli trascorse gran parte della sua vita a stretto contatto con lo Yoshiwara, il quartiere dei divertimenti di Edo (capitale del Giappone che in seguito cambierà il suo nome in Tokyo), una zona isolata a nord della città, dove, con il benestare del governo, erano concentrate e consentite tutte quelle attività più o meno licenziose e gaudenti: ristoranti, teatri, case da tè e bordelli.

L’intera sua opera fu, così, dedicata ai personaggi e all’atmosfera di puro piacere che animavano questa raffinata “città dei divertimenti”.

Kitagawa Utamaro, Le pescatrici di ostriche, 1797-1798

Kitagawa Utamaro, Le pescatrici di ostriche, 1797-1798

Una delle più note e pregevoli opere di Utamaro è la “Serie delle dodici ore nelle case verdi”, da questa stessa raccolta Edmond de Goncourt prese spunto per intitolare la sua monografia su Utamaro, la prima in assoluto scritta in occidente su un artista giapponese, Outamaro, le Peintre des Maisons Vertes (Utamaro, il pittore delle case verdi) del 1891.

La serie comprende una dozzina di fogli ove sono ritratte delle donne colte nei dodici momenti della giornata, momenti in cui tradizionalmente si suddividevano le ventiquattro ore in Giappone. Le figure sono belle ed altere, di una bellezza idealizzata e fortemente stemperata dalla volgarità del quotidiano nonostante, in alcuni casi, siano intente a svolgere faccende private, come il bagno o la preparazione per la notte.

Kitagawa Utamaro, pannello

Kitagawa Utamaro, pannello

Quest’opera , pubblicata nel 1794, fa parte del periodo generalmente riconosciuto come il migliore dell’intera produzione artistica di Utamaro; egli infatti riuscì ad elaborare uno stile originale, adattando la tradizione alle richieste dei compratori delle sue opere. Dopo decenni di lotte intestine, infatti, nel 1603 il Giappone si riunificò sotto l’egida degli shōgun Tokugawa, la conseguenza immediata fu il proliferare di un certo benessere e lo sviluppo di un pubblico più propenso al godimento estetico e fisico, cosa che andava di pari passo con la crescita delle città e delle attività ludiche a queste correlate.

Sulla scia delle sue apprezzate creazioni, già sul finire del Settecento, i vari editori diedero largo spazio agli artisti che emulavano i modi e le invenzioni del maestro. Oltre ad una ventina di discepoli noti di Utamaro, infatti, molti altri artisti mutarono improvvisamente il loro stile per adattarsi a quello più gradito ed innovativo introdotto dal grande giapponese.

Mentre si dedicava alle sue più note opere in serie, Utamaro sperimentò anche la pittura vera e propria, non di preparazione alla stampa. Anche nei dipinti, elaborati con ricercatezza cromatica ed equilibrio compositivo, le figure femminili rimasero il suo tema prediletto.

Kitagawa Utamaro, Beltà che si gode la frescura, 1794-1795, dipinto

Kitagawa Utamaro, Beltà che si gode la frescura, 1794-1795, dipinto

Attorno alla metà degli anni Novanta del XVIII secolo, la popolarità di Utamaro e della sua opera è generalmente riconosciuta ed affermata. A quest’epoca, infatti, risalgono anche degli autoritratti che Utamaro inserisce nella sua produzione: testimonianza di uno status di artista oramai raggiunto dall’autore.

Nel corso della sua vita Utamaro compose numerose stampe di carattere esplicitamente erotico, allacciandosi ad una tradizione figurativa che in Giappone aveva origini molto antiche. L’Utamakura è considerato il suo capolavoro per la raffinatezza della composizione e la grande profusione di dettagli. Le figure maestose si stagliano sul foglio ammantate da una generale atmosfera di rimandi erotici: la sessualità non emerge esclusivamente dagli amplessi ritratti, ma anche tramite una gestualità carica di sottointesi e di suggestioni.

Kitagawa Utamaro, foglio tratto dall'album La trama del desiderio (Negai no Itouchi), 1799

Kitagawa Utamaro, foglio tratto dall’album La trama del desiderio (Negai no Itouchi), 1799

Il ventesimo giorno del nono mese del 1806, stando al registro dei decessi del tempio Senkoji di Asakusa nella città di Edo, Utamaro morì. Con la scomparsa dell’artista si concluse un periodo molto importante della storia figurativa del Giappone. Le sue opere rimangono viva testimonianza di un mondo, quello dello Yoshiwara, che stava allora entrando nella sua fase di decadenza. I suoi ritratti femminili, però, non hanno tempo, essi appartengono, a buon diritto, alla sfera della bellezza e della raffinatezza estrema.

“In generale nella pittura di belle donne, esiste quello che è chiamato misumi, e cioè due cose – una forma amabile e un viso bellissimo.

Così, se gli elementi del volto sono attraenti e si riesce a mescolare la grazia con questo portamento, allora naturalmente il cuore dello spettatore sarà colpito.

E ancora, se la forma affascina ed è presente una speciale eleganza, naturalmente, le emozioni umane saranno trasmesse.

Io spero che voi riusciate a paragonare l’eleganza del mio lavoro di pennello con le deformazioni degli imitatori, spero, signori, nel vostro plauso.”

(Kitagawa Utamaro)

Kitagawa Utamaro, foglio tratto dall'album Il canto del guanciale, 1788

Kitagawa Utamaro, foglio tratto dall’album Il canto del guanciale, 1788

 

Kitagawa Utamaro: il pittore delle case verdi ultima modifica: 2012-11-26T21:22:42+00:00 da barbara
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