"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Marc Chagall: l’arte come stato d’animo

Marc Chagall: l’arte come stato d’animo

Marc Chagall, La casa blu, 1917

Marc Chagall, La casa blu, 1917

 “L’arte mi sembra essere soprattutto uno stato d’animo. Lo stile non è importante. Esprimersi lo è.

La pittura deve avere un contenuto psicologico. Io stronco sul nascere ogni mio impulso decoratico. Attenuo il bianco, amalgamo il blu con mille pensieri.

La psiche deve trovare la propria via nei dipinti. Bisogna lavorare sul quadro pensando che qualcosa della propria anima entrerà a farne parte e gli darà sostanza.

Un quadro deve fiorire come qualcosa di vivo. Deve afferrare qualcosa di inafferrabile: il fascino e il profondo significato di quello che ci sta a cuore.”

(Marc Chagall)

Marc Chagall, La città, 1914-18

Marc Chagall, La città, 1914-18

Moshe Segal – francesizzato in Marc Chagall, non si sa con sicurezza quando – nasce nel 1887 a Vitebsk (o forse nella vicina Lyozno), primo di nove fratelli, con un padre commesso presso un mercante di aringhe.

I numerosi parenti, il cimitero ebraico, il ghetto, le casupole in legno, sono i protagonisti delle visioni infantili di Chagall, le origini della sua poesia e della sua pittura.

Un ebreo povero che sogna di fare il pittore, affrontando tutte le difficoltà di vivere in una cittadina periferica, sfidando l’ambiente e la ristretta mentalità campagnola che lo circonda.

Marc Chagall, Gli innamorati in blu, 1914

Marc Chagall, Gli innamorati in blu, 1914

Dopo le prime esperienze e l’alunnato presso la scuola di Léon Bakst, Chagall comprende che la sua arte abbisogna di altri spazi e luoghi per poter emergere. Grazie all’aiuto di un mecenate, Max Mojsevic Vinaver, egli riesce a partire per la tanto agognata Parigi nel 1910, coronando così il suo sogno di respirare l’aria della capitale della cultura e delle tendenze più all’avanguardia dell’epoca. L’impatto con la ville lumière si dimostra duro e faticoso: fame nera, camicie e lenzuoli al posto delle tele, disordine nell’atelier dove lavora di notte, nudo, tra stracci e sporcizia.

La città, nonostante le fatiche iniziali, si rivela una vera e propria maestra per lo sviluppo dell’arte di Chagall, incoraggiato da scrittori e letterati, dipinge numerosi quadri in cui, alla originaria vena russo-ebraica, si sovrappongono Cubismo, Fauvismo, Futurismo, con effetti mirabili e sorprendenti.

Marc Chagall, Io e il villaggio, 1911

Marc Chagall, Io e il villaggio, 1911

Chagall reinterpreta in modo del tutto personale le tendenze artistiche del tempo: tagli geometrici, scomposizioni, intersezioni, simultaneità di motivi, mantengono il loro sapore di fiaba e si sovrappongono ai ricordi infantili della terra natia.

La durezza delle linee cubiste nasconde significati, simboli e allegorie estranei al movimento cubista e tipici della sensibilità delicatamente poetica dell’artista russo.

Attualità e mito, realtà ed invenzione, villaggi russi e bestie multicolori, invenzioni bizzarre e fantastiche si intersecano con effetti spettacolari e di grande armonia nell’opera di Chagall, un racconto ricco di metafore ed allusioni.

Marc Chagall, Gli sposi e la Torre Eiffel, 1934

Marc Chagall, Gli sposi e la Torre Eiffel, 1934

“Impressionismo e Cubismo mi sono estranei”, decreta Chagall dinnanzi ad Apollinaire, “lo so, voi siete l’ispiratore del Cubismo. Ma io preferisco qualcos’altro.”

Marc Chagall, Omaggio ad Apollinaire, 1911

Marc Chagall, Omaggio ad Apollinaire, 1911

L’opera di Chagall si dimostra così in tutta la sua carica innovativa ed egli diviene, ben presto, l’enfant prodige degli ambienti intellettuali più moderni di Parigi. Affermato oramai come artista a livello internazionale, Chagall decide, nel 1914, di tornare nella sua piccola cittadina di provincia, preso dalla nostalgia del paese e dell’amata Bella che sposerà nel 1915.

Nonostante le esperienze parigine, nelle opere di questi anni riemergono temi russi ed ebraici, trattati con straordinaria delicatezza e in modo più naturalistico, quasi intimista.

Le vedute di Vitebsk con le sue case e botteghe, il salone del barbiere, la farmacia, i vari personaggi, musici, contadini soldati, rabbini in preghiera, innamorati in blu, rosa, verde e grigio, soggetti che, accanto alla visionarietà tipica dell’autore, recuperano nei tagli elementi cubisti e caratteri simbolisti nei significati evidenziati dall’uso del colore.

Nel 1923, richiamato dagli amici che aveva lasciato, ritorna a Parigi e di qui inizia a viaggiare un po’ in tutta Europa, accogliendo nuovi motivi nel suo repertorio e trasformando, pian piano, il suo stile. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, Chagall trova riparo in America. I suoi dipinti risentono della drammaticità del momento storico: densi di nostalgia per il destino del popolo ebraico e per la scomparsa della moglie Bella avvenuta nel 1944.

Marc Chagall, L'ebreo in rosa, 1914-15

Marc Chagall, L’ebreo in rosa, 1914-15

Nel 1985 Chagall muore a Saint-Paul-de-Vence: una grande artista che inventò il surrealismo quindici anni prima della sua nascita ufficiale.

Marc Chagall, Passeggiata, 1917-1918

Marc Chagall, Passeggiata, 1917-1918

 

Marc Chagall: l’arte come stato d’animo ultima modifica: 2012-11-07T23:31:40+00:00 da barbara
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