"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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La genesi dell’Astrattismo

La genesi dell’Astrattismo

Paesaggio

Paul Klee, Paesaggio a Tunisi, 1919

“L’arte degna di questo nome, non rende il visibile: ma dissuggella gli occhi sull’invisibile. Nella sua essenza il disegno induce facilmente e legittimamente all’astratto. Il carattere fantastico, mitico, quello che gli occhi dell’immaginazione discernono, allora si rivela; e si manifesta con grande precisione.” (Paul Klee, Confessioni sulla creatività, 1920)

Che cosa significa Astrattismo? Il termine è ed è stato molto discusso, ma si è giunti ad accettare la definizione per cui, con astrattismo, indichiamo tutte le manifestazioni artistiche che non rientrano nel campo figurativo e descrittivo, attestandosi sulla soglia del “non reale”.

Il termine nasce tra fine Ottocento ed inizi del Novecento nell’ambito delle avanguardie storiche che si avvicendano vorticosamente nella scena artistica internazionale dell’epoca: Neoimpressonismo, Simbolismo, Espressionismo, Futurismo, Nabis e Fauve. Movimenti, gruppi e tendenze che crescono e si diffondono in modo capillare un po’ in tutta Europa a cavallo fra i due secoli, con caratteri propri in ciascun paese e caratteristiche originali in ogni interprete.

Primo acquerello astratto

Vasilij Kandinskij, Primo acquerello astratto, 1910

Non è semplice indicare quale fu il primo pittore propriamente astratto. Forse, come sostenevano i teorici della visione Riegl e Worringer, i primi artisti astratti furono proprio gli uomini delle caverne con i loro graffiti murali.

Guardando all’arte del Novecento, uno dei primi astrattisti fu, senza alcun dubbio, Vasilij Kandinskij che, nel 1910, elaborò il suo primo acquerello astratto.

La genesi di quest’opera non è priva di interesse, un giorno del 1908 Kandinskij, aprendo la porta del suo studio di Monaco, vide un quadro dalla “bellezza indescrivibile, incandescente”. Egli ne rimase affascinato per la non identificazione del soggetto e per la forza sprigionata solo dalle macchie di colore, disposte con una certa armonia. Kandinskij, avvicinandosi al quadro, si accorse che era una sua tela disposta di traverso sul cavalletto. Si convinse così che la descrizione degli oggetti nuoceva alle sue tele e giunse a teorizzare il suo personale concetto di astrattismo.

Una scoperta di certo casuale, ma che rientra nelle tendenze anticonvenzionali dell’artista e nel clima dell’Espressionismo monacense.

cavaliere

Vasilij Kandinskij, Il cavaliere azzurro, 1903

Nel 1911 Kandinskij presentò la prima mostra del movimento Der Blaue Reiter che annoverava, tra i nomi di spicco, Paul Klee, Franz Marc, August Macke, Alfred Kubin e Alexei Jawelenskij.

Il movimento prendeva il nome da un’opera di Kandinskij del 1903: un cavaliere dal manto azzurro, simbolo della spiritualità, guida la corsa di un cavallo, simbolo dell’energia psichica e dell’energia irrazionale delle passioni, del materialismo che nega l’esistenza di una realtà diversa da quella che noi vediamo con i nostri occhi.

Kandinskij, con il suo misticismo di matrice slava, unito agli interessi teosofici e spiritualisti di tipo germanico, impresse un carattere fortemente misticheggiante al movimento e alla sua produzione artistica, in particolare. Egli ribadì, inoltre, la costante simbolica della sua pittura che si inserì, perfettamente, nella ricerca di una sintesi superiore fra le varie arti, già promossa dal movimento simbolista, evidenziando le corrispondenze tra pittura e musica, tra accordi cromatici ed accordi sonori.

“Il giallo risuona come una tromba acuta […] è un colore tipicamente terreno […], l’azzurro esula e sale al cielo […] è il colore tipicamente celeste […]. Musicalmente, il miglior modo di indicare il verde assoluto sarebbe con i suoni calmi, lunghi, semibassi del violino […] (Vasilij Kandinskij, Lo spirituale nell’arte, 1910)

piccola scimmia

Franz Marc, La piccola scimmia, 1912

In contemporanea, o poco dopo, la scoperta dell’astrattismo di Kandinskij nacquero: in Russia, il Raggismo, il Suprematismo, il Costruttivismo; in Olanda, il Neoplasticismo; in Francia, l’Orfismo; e in Italia un filone astratto vitale e lirico, legato alla tradizione, ma differenziato nei luoghi e nei tempi, i cui limiti si possono indicare tra 1909, anno di fondazione del Futurismo, e il 1959-60, quando l’opposizione astrattismo-figurazione si attenua, soppiantata da altre forme d’arte. E’ possibile, così, individuare due poli fondamentali dell’astrattismo: quello lirico e spiritualistico di Kandinskij, fiorito in Germania, e quello geometrico e razionalistico, che fa a capo a Malevic in Russia e a Mondrian in Olanda.

L’astrattismo dunque segna il passaggio da un’arte mimetica ad un’arte non oggettiva, affermando un ruolo autonomo all’arte e negando che essa si giustifichi nella mera imitazione della superficie visibile delle cose.

“Noi non sappiamo quanto affluisca a noi dal regno elementare della natura, quanto dalla profondità avanzi attraverso di noi e voglia manifestarsi in figura. Questo è ciò che dobbiamo trovare.” (Paul Klee, Costruzione lineare astratta 1913)

Parco

Paul Klee, Parco, 1938

La genesi dell’Astrattismo ultima modifica: 2012-10-31T20:27:22+00:00 da barbara
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