"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Arnold Böcklin: la mitologia dell’immaginario

Arnold Böcklin: la mitologia dell’immaginario

Arnold Böcklin, Autoritratto con la morte che suona il violino, 1872

Arnold Böcklin, Autoritratto con la morte che suona il violino, 1872

“Un quadro deve raccontare qualche cosa, far pensare lo spettatore come una poesia, e lasciare in lui l’impressione come un brano di musica.” (Arnold Böcklin)

Arnold Böcklin nasce a Basilea il 16 ottobre 1827, per parte di madre vanta dei gloriosi natali; il nonno materno, infatti, è Johann Jacob Lippe, discendente del pittore Hans Holbein il Giovane, grande mito della pittura svizzera, colui che aveva ritratto l’inquietante figura di Enrico VIII d’Inghilterra.

Böcklin fu uno dei più celebri esponenti di quella pittura simbolista nordica che affonda le sue radici nelle tendenze romantiche del primo Ottocento, nemiche dichiarate del materialismo positivista e del naturalismo impressionista.

Arnold Böcklin, Centauro che osserva i pesci, 1878

Arnold Böcklin, Centauro che osserva i pesci, 1878

Istruitosi nelle principali capitali d’arte europee, fu attratto soprattutto dall’Italia, paese dove, dopo il suo primo viaggio del 1850, rimarrà per tutta la vita, anche in seguito al matrimonio contratto con una giovane romana Angela Pascucci.

La pittura di Böcklin fu particolarmente ispirata dal paesaggio italiano, reinterpretato in chiave filosofico-spirituale: un paesaggio ideale attraverso cui immaginare l’incantesimo del mito. Ed è proprio il tema mitologico ad essere centrale nell’opera dell’artista: sirene, centauri ed eroi della classicità sono i suoi soggetti più celebri.

Nelle sue tele si affaccia un universo magico e favoloso dove il passato prende vita e si connota di simboli diretti e suggestivi, lontani da ogni atteggiamento retorico. Il tentativo dell’artista è infatti quello di trasmettere un messaggio che, al di là della provenienza letteraria e storica, abbia una forte componente espressiva reale e comprensibile a tutti: invenzioni apparentemente stravaganti eppure stranamente familiari.

Arnold Böcklin, Il gioco delle Naiadi, 1886

Arnold Böcklin, Il gioco delle Naiadi, 1886

Dalla sua inesauribile fantasia nascono sempre nuove e sorprendenti visioni di una realtà leggendaria ma non per questo meno concreta: “gli antichi non facevano l’antico, ma ritrovavano se stessi nella natura”, come soleva dire lo stesso pittore. Il suo volgersi all’arte antica non ha il sapore manierato dell’accademia né il gusto raffermo dell’ideologia, ma è una sorta di professione di fede, una ricerca vissuta pienamente nella sua ineluttabilità non solo ed esclusivamente estetica o culturale.

Arnold Böcklin, Lotta di Centauri, (1872-1873)

Arnold Böcklin, Lotta di Centauri, (1872-1873)

I tanti passati rievocati e riproposti nelle sue tele paiono voler contrarre le varie civiltà alla ricerca di uno stato originario, una mitica età dell’oro, identificata di volta in volta in una natura atemporale o in un’epoca prescelta a proiettare un sogno utopico.

Le sue raffigurazioni sono capaci di evocare e suggestionare proprio perché toccano le emozioni più profonde e primordiali dell’animo umano: Pan, boschi, feste e processioni pagane richiamano prepotentemente alla vita dei sensi.

La classicità di Böcklin è, dunque, una classicità dionisiaca e sensuale che trova il suo corrispondente letterario nella visione espressa da Nietzsche ne La Nascita della Tragedia dallo Spirito della Musica (1872), in aperta opposizione alla visione tradizionale di una classicità pura e rigorosa.

Arnold Böcklin, Tritone e Nereide, 1873-1874

Arnold Böcklin, Tritone e Nereide, 1873-1874

Questa mondo inebriante e di conturbante sensualità, viene evocato anche attraverso l’uso sapiente della tavolozza cromatica e dai numerosi giochi di luci ed ombre. Il colore, per Böcklin, è infatti uno strumento atto a cogliere la vitalità sensuale ed orgiastica della natura: una pittura corposa e piena che si avvicina alla musica, fatta di improvvisazioni, timbri ed assonanze, perfettamente ricomposte in una meravigliosa sinfonia che arriva direttamente ai recessi dell’animo umano.

Arnold Böcklin, Diana dormiente osservata da due fauni, 1877

Arnold Böcklin, Diana dormiente osservata da due fauni, 1877

L’opera di Böcklin, per lungo tempo bollato come pittore “germanico”, fu riscoperta dai pittori surrealisti, ispirati dalla sua creatività e dalla sua inventiva iconografica. L’esplorazione erudita ed iconoclastica della mitologia, l’erotismo e la morbosità fuori da ogni norma, la commistione dei generi e dei registri, contribuiscono ad annoverare l’artista nell’alveo della piena modernità.

Idillio

Arnold Böcklin, Idillio, 1866

 […] se dovessi dire del tutto apertamente ciò che ci si può aspettare dall’arte, le mie opinioni verrebbero interpretate come folli. Chi avrebbe potuto credere di sentir agire la musica prima di concepirla? Così la pittura deve riempire di sé l’anima. Finché non lo fa rimane uno stupido artigianato.”(Arnold Böcklin)

Pan tra le canne

Arnold Böcklin, Pan tra le canne, 1866

Arnold Böcklin: la mitologia dell’immaginario ultima modifica: 2012-10-11T19:11:01+00:00 da barbara
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