"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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La penna affilata di Oscar Wilde e il disegno tagliente di Aubrey Beardsley al servizio di un’irriverente Salomè

La penna affilata di Oscar Wilde e il disegno tagliente di Aubrey Beardsley al servizio di un’irriverente Salomè

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Salomè, 1893

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Salomè, 1893

Capita raramente di assistere ad un sodalizio artistico di tale esemplare omogeneità espressiva e di intenti, soprattutto se, come in questo caso, il sodalizio è osteggiato, non voluto, carico di rivalità e di gelosie. Come molte relazioni casuali, però, anche quella tra Wilde e Beardsley produsse un mirabile capolavoro artistico, la Salomè, dove poesia e decorazione raggiunsero incantevoli vette di unione compositiva e strutturale.

Salomè è un dramma in un atto unico, scritto in francese, nel 1891, da Oscar Wilde. L’opera venne pubblicata nel 1893 a Londra e a Parigi e, nel 1894, uscì la traduzione in inglese corredata dalle illustrazioni di Aubrey Beardsley. Le illustrazioni non piacquero molto a Wilde che, conscio della grandezza e finezza rappresentativa di Beardsley, temeva che la sua opera letteraria ne potesse uscire mortificata e messa in secondo piano rispetto all’apparato figurativo.

Ne nacque una querelle artistica che affondava le sue radici nella volontà di autoaffermazione personale di entrambi gli autori. Wilde e Beardsley, infatti, oltre a contendersi la scena artistica, si contendevano anche la presenza nei salotti più civettuoli e à la mode della Londra di fine secolo. Entrambi incarnavano la figura del dandy che eleva se stesso e la sua vita ad opera d’arte, attraverso un narcisistico compiacimento della propria raffinatezza estetica e un atteggiamento eccentrico fortemente caricato e pubblicamente sbandierato.

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Salomè, 1893

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Salomè, 1893

Fu, forse, proprio questo modo comune di sentire la vita e la realtà a porre in perfetta sintonia gli intenti dei due autori, tanto che, nella Salomè, parola scritta e immagine disegnata si compenetrano e fondono creando un’impareggiabile sinfonia.

“L’arte è superficie e simbolo. Chi va oltre la superficie lo fa a proprio rischio e pericolo” – affermava Oscar Wilde nella prefazione di “The Picture of Dorian Gray”. Senza dubbio le elegantissime silhouette in bianco e nero di Beardsley sono l’esatta icona di questa poetica: decorazioni piatte, asimmetriche, superficiali, in netto contrasto con il naturalismo trompe l’oeil, con tutto ciò che è volume o corpo plastico, con le forme massicce, pesanti, sovraccariche, con l’eccesso dei particolari, insomma con la moda dell’epoca vittoriana matura.

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Salomè, 1893

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Salomè, 1893

Salomè è la storia della figlia di Erodiade che, innamorata di Jokanaan (Giovanni Battista), prigioniero del patrigno Erode, decide di danzare in onore di quest’ultimo per avere la testa del Battista. Il soggetto trae ispirazione dai racconti biblici e mette in scena dei temi universali quali l’amore e la morte, il sacro ed il profano. Una storia di desiderio lussurioso e distruttivo che Wilde narra, però, in toni ironici, rendendo fiabesco ed umoristico l’oriente opulento e bizantineggiantenalla Moureau.

Il genio giocoso di Wilde trova voce nei disegni di Beardsley: strani figurini “alla moda” posti ad interpretare una tragedia antica e senza tempo. Il tono grottesco, raffinato ed elegante delle illustrazioni di Beardsley è, infatti, il perfetto contraltare della scrittura tagliente, infantile e cicalante di Wilde.

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Salomè, 1893

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Salomè, 1893

L’opera, al suo apparire, provocò un grande sdegno fra il pubblico inglese, fu considerata licenziosa ed immorale, tanto che le prove per la sua rappresentazione furono sospese dalla censura nel 1892. L’addetto alla censura dei testi teatrali ritenne l’opera inadatta e la vietò, riesumando una vecchia legge che vietava di rappresentare a teatro personaggi biblici. Lo stesso Times, il 23 febbraio 1893, definì la Salomè una “bizzarra pubblicazione, una composizione in sangue e ferocia, morbosità, bizzarria, un prodotto repellente e blasfemo che adatta il linguaggio biblico a situazioni che ne rovesciano la sacralità.”

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Salomè, 1893

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Salomè, 1893

La frivolezza della composizione fu, ben più degli argomenti erotici trattati, ciò che scandalizzò il pubblico inglese: il riso era senza dubbio un’arma letale per un establishment, come quello vittoriano, così ferocemente serioso. La penna di Wilde, infatti, colora questo dramma delle passioni umane di toni volutamente sarcastici e dissacratori: i personaggi paiono tanti burattini orchestrati dalla regia lucida e cinica del drammaturgo. Personaggi che hanno risonanze da commedia borghese: Salomè è la capricciosa che pretende l’impossibile dal maturo spasimante (in questo caso Erode) e lo spolpa alla maniera di una qualche femme fatal.

I personaggi non hanno storia, non vengono descritti nelle loro caratteristiche somatiche, nei loro tratti distintivi: sintetizzati in un nome si disperdono in questa lapidaria nominazione ed i loro corpi, non rappresentati, vengono suggeriti ed elusi al contempo da un’ambigua simbologia di immagini.
In tal senso si può affermare che il testo di Wilde e la traduzione grafica di Beardsley tendono verso una forma di autotelismo, dove la parola e il segno fanno riferimento a loro stessi e a null’altro, sono essi stessi oggetto d’arte, cifra estetica che non vuole significare altro da sé.

E in questa autoreferenzialità e introversione, l’arte affonda dentro di sé, ma più spesso contro di sé, il proprio mito, in una deriva che va verso l’informale: una belle époque che veniva tramutando alla modernità. Wilde, con quest’opera, si fa egli stesso avanguardia della modernità: egli ne è il protomartire,il vero Jokanaan a cui fu poi mozzato il capo.

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Salomè, 1893

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Salomè, 1893

La penna affilata di Oscar Wilde e il disegno tagliente di Aubrey Beardsley al servizio di un’irriverente Salomè ultima modifica: 2012-10-01T14:00:01+00:00 da barbara
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