"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Tamara de Lempicka: “la mia vita è stato il lavoro”

Tamara de Lempicka: “la mia vita è stato il lavoro”

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Tamara de Lempicka, Kizette sul balcone, 1927

Tamara Rosalia Gurwik-Gorska, sposata Lempicki, nasce a Varsavia nel 1898. Dopo la rivoluzione comunista del 1918 andò ad ingrossare le file dei profughi russi rifugiatisi a Parigi.

Tamara, però, non aspirava a condividere il destino degli emarginati e dei declassati, per lei bramava un futuro migliore: della Russia, in fondo, era solo figlia adottiva e fino alla rivoluzione aveva vissuto viaggiando per l’Europa, tra alberghi alla moda, stazioni termali e casinò.

Viziata e capricciosa, bella e determinata, scelse di diventare ricca e famosa, ma soprattutto scelse di diventare pittrice, sviluppando quel talento che, fin da bambina, aveva dimostrato.

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Tamara de Lempicka, Adamo ed Eva, 1932

 

Tamara divenne così un personaggio determinante, come artista e come donna, nella Parigi del dopoguerra, protesa a fare della propria esistenza un capolavoro, una perfetta e compiuta opera d’arte.

I suoi liberi e disinibiti amori, maschili e femminili, i suoi atteggiamenti cinici e, a volte, spietati non sono che il modo di ribellarsi contro le “vecchie e sterili sentimentalità […], le gelosie artificiali, […] il patetico delle separazioni e delle fedeltà eterne.”

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Tamara de Lempicka, Ragazze, 1928

 

Tamara espone per la prima volta a Parigi al Salon d’Automne del 1922. Già nelle sue prime prove sono evidenti le caratteristiche compositive e cromatiche che contraddistingueranno, poi, le opere più mature, ossia la prepotenza visiva della costruzione dell’immagine e la riduzione dei colori a pochi toni su una stessa tela. Negli anni Venti e Trenta, Tamara elabora delle immagini fredde e levigate che si impongono per la prepotenza costruttiva e la durezza metallica dei toni.

La pittura della Lempicka si connota per la ricerca di stile e decorazione, al di là e oltre a quella che è la resa naturalistica del soggetto, tutta tesa a controllare cerebralmente l’immagine, bloccando così i personaggi in pose geometricamente misurate e ordinate.

Quelle di Tamara sono statue immobili, manichini femminili in cui l’equilibrio dei gesti rende ancora più intrigante l’ambiguità giocata sugli sguardi. Nelle opere di Tamara si realizza così un perfetto stile che elimina tutto ciò che è volgare e sovrabbondante: tutto ha una regola, il modellato, il disegno, il colore.

Come nelle sua arte, così nella sua vita, Tamara si è sempre imposta un programma di stile e raffinatezza estetica, nella consapevolezza che nella misura risiede l’armonia ed il gusto

 

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Tamara de Lempicka, Romana de la Salle, 1929

In questa ricerca di misura non è estranea la conoscenza dei classici quali Ingres ed i grandi maestri italiani, in una lettera indirizzata a D’Annunzio essa stessa ne conferma uno studio diretto.

“Caro Maestro, e amico (lo spero e lo desidero). Eccomi a Firenze!!! Perché mai qui? Per lavorare, per studiare i cartoni del Pontormo, per purificarmi al contatto con la grande arte italiana, per respirare l’atmosfera di questa incantevole città, per dissipare le tristezze, per cambiare lo scenario, ecco perché mi trovo qui.”

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Tamara de Lempicka, Donna che dorme, 1935

 

 

Oltre alla nutrita serie di ritratti di personaggi noti e meno noti, la pittura della Lempicka si caratteriza per la sua capacità di descrivere e ritrarre la vita a lei contemporanea, cogliendo quelli che sono i trend e le mode del momento. Tamara, infatti, pur traendo ispirazione dal rigore compositivo e formale degli antichi, vive e respira l’epoca moderna che indaga e descrive con notevole maestria e grazia esecutiva.

Ne Il ritratto di Suzy Solidor, la Lempicka affronta un tema di grande attualità all’epoca: il lesbismo. Negli anni Venti del secolo, infatti, la rive gauche parigina era animata da coppie di donne che rivendicavano con forza e pubblicamente le loro scelte di vita personale.

Al di là delle propensioni dell’artista, il tema è trattato con estrema delicatezza senza alcuna crudezza o volgarità esibizionista.

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Tamara de Lempicka, Ritratto di Suzy Solidor, 1933


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Tamara de Lempicka, Ritratto di Madame M., 1933

In altre opere, la Lempicka, si fa narratrice di tendenze, in Saint-Moritz, ad esempio, l’artista allude ad una delle stazioni invernali più mondana ed esclusiva del tempo, dove si riuniva la nobiltà parigina e alcuni divi di Hollywood, come Charlie Chaplin o Gloria Swanson.

Tamara de Lempicka, Saint-Moritz, 1929

 

La capacità della Lempicka di creare icone del suo tempo è evidente: il quadro Autoritratto in Bugatti verde può a buon diritto rappresentare gli anni Trenta del Novecento e la liberazione femminile, un’immagine di emancipazione in cui la donna , in caschetto e guanti di daino, è legata all’automobile, immagine di modernità per eccellenza e oggetto principe dell’estetica futurista.

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Tamara de Lempicka, Autoritratto in Bugatti verde, 1932

 

“L’automobile non segnerà soltanto un’epoca, ma sarà il simbolo della liberazione della donna: avrà fatto, per spezzare le sue catene, molto più di tutte le campagne femministe e le bombe delle suffragette.

Dal giorno in cui ha afferrato un volante Eva è diventata uguale da Adamo.

Quando una donna avrà tra le mani una forza di diciotto cavalli che guiderà col mignolo, si farà beffe dell’uomo che, da secoli, le dice: Io sono il tuo padrone perché ho dei muscoli più forti dei tuoi e perché posso asservirti con la maternità.”

(Le Figaro, ottobre 1930)

Tamara de Lempicka: “la mia vita è stato il lavoro” ultima modifica: 2012-09-20T15:16:10+00:00 da barbara
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