"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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La rinascita delle arti applicate in Italia

La rinascita delle arti applicate in Italia

il ciclo La Primavera

Galileo Chini, particolare de il ciclo La Primavera, 1914

Sollecitata dagli esempi stranieri, in particolar modo da quello inglese, anche l’Italia, verso la fine dell’Ottocento, assiste ad un vero e proprio risveglio delle arti applicate. Tale risveglio, però, non fu accolto, come accadde invece nelle altre nazioni, in un vasto e organico movimento teorico e pratico, ma fu sostanzialmente dovuto a tentativi di artisti quasi del tutto isolati e per nulla incoraggiati dal pubblico favore.

L’Italia postunitaria, infatti, per tradizioni culturali ed artistiche, fu caratterizzata da un’evidente frammentazione regionale, che ostacolerà uno sviluppo pieno e completo delle iniziative di una ristretta cerchia di artigiani, di artisti e di ricchi borghesi, dotati di una notevole sensibilità culturale.

Palazzo Congressi a Salsomaggiore

Galileo Chini, particolare dell’affresco eseguito nel Palazzo Congressi a Salsomaggiore, 1925

I motivi di questo rinnovato interesse per le arti apllicate sono molteplici. In primo luogo, le arti applicate rappresentano un campo vario ed aperto ad innovazioni stilistiche, in quanto, non essendo sottoposte al giogo dell’Accademia – come invece lo sono le arti maggiori – si caratterizzano per una notevole libertà di espressione e di sperimentazione. Inoltre, anche in Italia, le arti applicate si caricano di significati e di valenze sociali: il dare una veste artistica ad oggetti d’uso comune, implica la volontà di stringere dei legami più profondi fra arte e società, sottrraendo così l’arte alla fruizione esclusiva di una ristretta élite intellettuale.

Villa Scott - Torino

Pietro Fenoglio, Villa Scott – Torino, 1902

 

sedie in noce d'India

Eugenio Quarti, sedie in noce d’India, 1900

La rivista modernista Emporium, già nel 1895, anno della sua fondazione, sollecita in Italia, attraverso la promozione di concorsi artistici, la produzione di “motivi applicabili all’ornamentazione, all’industria, agli oggetti di uso domestico e comune […] senza bisogno che tutto ciò abbia ad essere francese, inglese o tedesco.” Parole queste che intendono promuovere una produzione artistica tutta italiana, in grado di competere con i prodotti stranieri, riconosciuti come modelli e punti di riferimento.

Il 1898 è un anno cruciale in tal senso per l’Italia, a Torino, infatti, durante l’Esposizione generale, gli ardimentosi promotori di un rinnovamento stilistico italiano, trovarono modo di confrontare le loro idee con il pubblico e con la critica. Nel 1898, inoltre, venne fondata l’Aemilia Ars, società bolognese costituita da un gruppo di nobili e di artisti, che si proponeva il rinnovamento delle arti applicate.

manifesto

Leonardo Bistolfi, manifesto per l’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna di Torino, 1902

Il rifiorire delle arti apllicate, in Italia, è intimamente legato al periodo rinascimentale, dal quale vengono tratti modelli stilistici e formali, adattati al nuovo gusto moderno e nel rispetto delle esigenze funzionali imposte dal mondo contemporaneo. In Inghilterra e in altre nazioni europee, invece, il modello imperante è l’epoca medioevale, un’ epoca per lo più idealizzata ed investita di istante etiche e socialmente rivoluzionarie.

In Italia la necessità di modernità ed innovazione stilistica, si scontrò con l’esigenza di difendere l’identità nazionale, appena costituita, e la cultura italiana individuò nel neorinascimento lo stile nazionale, soddisfacendo nel contempo il nazionalismo borghese e la tradizione accademica imperante. Anche i critici più aperti e preparati, dunque, si trovarono invischiati con il bisogno di essere moderni restando, però, italiani, in modo da poter conciliare i termini di modernità e tradizione.

Vaso

Galileo Chini, Vaso, 1902-1904, maiolica policroma

 

Vaso con pesci

Galileo Chini, Vaso con pesci, 1900, maiolica policroma

La produzione di oggetti d’uso comune si proponeva di dare un carattere artistico alle cose che circondano l’uomo nel suo vivere quotidiano, opponendosi, così, ad una produzione in serie e massificata. Al di là dei nobili intenti, però, ci si limitò ad una ristretta produzione di lusso e, nei casi in cui ci fu una commercializzazione più ampia di tali prodotti, questi furono per lo più una copia involgarita dei modelli originali.

“[…] io segnalo con piacere questa rinascita, nella speranza che inizi un’epoca di rinnovamento generale, educando il gusto a quella bellezza di forme che gli antichi conoscevano e profondevano prodigalmente nelle case, come un bisogno, una consuetudine, e che manca a noi, in questo secolo di lumi.” (Mara Antelling, Emporium, ottobre 1898)

Il reparto intaglio

Il reparto intaglio del legno della fabbrica di mobili Ducrot, Palermo 1927


manifesto

Leopoldo Metlicovitz, manifesto per Cabiria, 1912

La rinascita delle arti applicate in Italia ultima modifica: 2012-09-16T13:15:40+00:00 da barbara
1Comment
  • Aithne
    Posted at 08:51h, 26 febbraio Rispondi

    […] La rinascita delle arti applicate in Italia […]

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