"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Alberto Savinio: il pittore letterato

Alberto Savinio: il pittore letterato

Alberto Savinio, Una strana famiglia, 1947

Alberto Savinio, Una strana famiglia, 1947

 

“Chi ha visto le mie pitture, chi ha letto i miei libri, chi ha udito la mia musica, sa che il mio unico compito è dare parole, dare forma e colori, e una volta era pure dare suoni a un mio mondo poetico. Nessun altro dei tanti fini delle arti mi riguarda. Dopo questa dichiarazione, cadono quegli interrogativi che si sogliono fare davanti alle pitture, e sempre inutilmente.”

(Alberto Savinio, 1940) 

Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea de Chirico, comincia a dipingere negli anni venti del Novecento, epoca in cui il fratello Giorgio era già, da più di un decennio, noto a livello internazionale come pittore metafisico. Savinio, fino ad allora, era conosciuto come compositore, pianista e scrittore. La sua formazione letteraria, intessuta di teorie scientifiche moderne, caratterizza e connota la sua opera, interamente protesa a svuotare le forme pittoriche di ogni residua ed illusoria forma di realtà.

Alberto Savinio, Autoritratto (particolare), 1936

Alberto Savinio, Autoritratto (particolare), 1936

 

Savinio prende le mosse da una concezione pessimistica del mondo a lui contemporaneo che sente come fonte di incertezza e di disagio, sia a livello privato che collettivo. Di fronte alla confusione e precarietà del presente, dunque, all’arte non resta che rappresentare la vita non così come è, ma come dovrebbe essere. Savinio decide allora di attingere al repertorio della memoria, da lui considerata come una sorta di religione, essendo essa non solamente la raccolta dei nostri pensieri, ma anche l’ordinata raccolta dei pensieri degli altri uomini, di tutti gli uomini che ci hanno preceduto.

Egli scava così sia nella sua memoria personale, riportando alla luce scene ed episodi della sua infanzia, sia in quella storica e collettiva, attingendo ai soggetti della cultura mediterranea, dell’antichità classica in particolare. Il passato interrogato nella pittura di Savinio è, però, un passato pietrificato, non vivo e reale: le scene si connotano per la loro rigidità ed evanescenza, le figure sono inquadrate come scene teatrali, rappresentazioni in atto su un palcoscenico che è quello della vita.

Alberto Savinio, Il sogno di Achille, 1929

Alberto Savinio, Il sogno di Achille, 1929

 

 

Alberto Savinio, Hommes nus o La cacciata dal paradiso, 1929

Alberto Savinio, Hommes nus o La cacciata dal paradiso, 1929

Nella pittura di Savinio ricorre, come in quella del fratello Giorgio, l’immagine del manichino. Esso rappresenta l’uomo contemporaneo che ha perso la sua identità, divenendo, così, attore di una narrazione scenica in cui l’angoscia si stempera nel gioco del travestimento tipico del teatro. In Savinio il manichino si arricchisce,però, di un ulteriore significato, ossia l’affannosa ricerca di un’umanità antica e primigenia, protagonista di un’età primordiale ed indefinibile che si ritrova nei ricordi della coscienza collettiva.

“Volare è un desiderio metafisico dell’uomo, un sogno, il ricordo di una vita remotissima […]. L’uomo non è fatto naturalmente per volare, lui che nemmeno per nuotare è fatto. Serba tuttavia un oscuro ricordo di quando nuotava e volava […]. Il ricordo del volo si riaccende talvolta nel sogno e in esso ritrova la sua qualità di mezzo per liberarci dal male. Sogniamo che un periodo ci incalza, ma quando l’angoscia è più stringente, ritroviamo di colpo la nostra facoltà da così lungo tempo perduta, e con un immenso senso di liberazione ricominciamo a volare.”

(Alberto Savinio)

Alberto Savinio, Les chatelains, 1928

Alberto Savinio, Les chatelains, 1928

 

 

Alberto Savinio, Battaille de centaure, 1930

Alberto Savinio, Battaille de centaure, 1930

 

Nei primi anni trenta del Novecento, il lessico dell’autore si evolve, figurativamente, in contaminazioni sempre più forti e onnipresenti , attraverso la manipolazione fantastica delle immagini e alla presenza di figure in bilico tra organico e inorganico. La realtà si presenta sotto vesti insolite e strabilianti, compaiono figure umane con teste di animali che ricordano le immagini di Ernst, anche se in Savinio queste figure nascono non da un processo di metamorfosi, ma da un accostamento dei vari elementi compositivi che non subiscono così alterazioni, quasi una sorta di fotomontaggio.

Egli definisce questa sua particolare produzione come la ricerca del carattere, di là dagli eufemismi della natura, di là dalle correzioni della civiltà, di là dagli abbellimenti dell’arte. Secondo Savinio, infatti, è possibile a certe anime trasmigrare in altri corpi e cose e che certe persone realizzino speciali possibilità animali e viceversa.

Il poeta-pittore pensa per animali: il suo “darwinismo immaginario” è racconto letterario e raffigurazione pittorica di corpi ibridi di uomini e di animali il cui destino è un approfondimento psicologico reciproco, che consente modi inediti di comunicazione.

Alberto Savinio, Marche nuptiale, 1931

Alberto Savinio, Marche nuptiale, 1931

 

 

Alberto Savinio, La vedova, 1931

Alberto Savinio, La vedova, 1931

 

 

Alberto Savinio, Nascita di Venere, 1950

Alberto Savinio, Nascita di Venere, 1950

 

La caratteristica fondamentale che connota tutta la produzione saviniana è l’ambiguità: le immagini sono sempre e comunque ambigue, sommano in sé significati plurimi, dichiarando apertamente l’inesistenza di un’unica verità.

La sua è e rimane una pittura fondamentalmente dotta ed intellettuale, ricca di significati simbolici e intessuta di notevoli riferimenti letterari. Non ha la fresca immediatezza di molti surrealisti, ma necessita di un approccio più colto e sottile per poter apprezzare appieno i giochi dei vari non-sens che egli attua sui materiali della memoria.

Alberto Savinio, Monumento marino ai miei genitori, 1947

Alberto Savinio, Monumento marino ai miei genitori, 1947

“La poesia, le cose che [il poeta] fa per arte, i suoi giochi non rispondono ad alcun perché. E il popolo che passa lo guarda e non capisce perché costui continui a fare quelle cose, quei giochi.”

(Alberto Savinio)

Alberto Savinio, Roger et Angélique, 1931

Alberto Savinio, Roger et Angélique, 1931

 

Alberto Savinio: il pittore letterato ultima modifica: 2012-09-13T12:13:10+00:00 da barbara
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