"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Luisa Casati: la Divina Marchesa

Luisa Casati: la Divina Marchesa

“Bisogna abbandonarsi al lusso. La povertà ha la tendenza a colpire improvvisamente come l’influenza. E’ saggio disporre di bei ricordi per i tempi bui.” (Graham Greene)

Durante i primi trent’anni del XX secolo, la marchesa Luisa Casati fu la protagonista delle scene mondane ed artistiche internazionali. Fu la donna più ritratta da pittori, scultori, fotografi, la più ammirata e contesa nei salotti cittadini, spregiudicata ed intrigante, fu la prima donna a separarsi e a trasformare la propria vita in una vera e propria opera d’arte.

“Aveva saputo crearsi un tipo all’estremo. Non si trattava più di piacere o non piacere, e tantomeno di stupire. Si trattava di sbalordire.” (Jean Cocteau)

Alberto Martini, ritratto di Luisa Casati, 1925

Alberto Martini, ritratto di Luisa Casati, 1925

Luisa Casati nasce a Milano nel 1881, in un momento in cui la città vive un periodo di forte espansione economica e culturale, una fin de siècle estremamente frenetica e raffinata. Figlia di Alberto Amman, ricco produttore cotoniero, rimane presto orfana di entrambi i genitori divenendo, così, assieme alla sorella, l’ereditiera più ricca d’Italia. Nel 1900 sposa il Marchese Camillo Casati Stampa di Soncino, un’unione fruttuosa per entrambe le famiglie: agli Amman, nouveaux riches, manca un’ascendenza nobile, all’alto lignaggio dei Casati il denaro. Diviene madre di un’unica figlia, ma questi sono cenni trascurabili, in quanto, il ruolo di madre e di moglie divenne ben presto troppo stretto alla curiosa marchesa, tutta tesa a plasmare la sua vita secondo un ideale di estetica bellezza.

Giovanni Boldini, ritratto di Luisa Casati, 1914

Giovanni Boldini, ritratto di Luisa Casati, 1914 Boldini e la Casati si conobbero a Venezia al Danieli; fece loro da intermediario Gabriele D’Annunzio. Si narra che, mentre i due si sedettero a tavola, la collana della marchesa si ruppe e diverse dozzine di perle finirono sotto il tavolo. Mentre, carponi, i due erano intenti a raccogliere le perle, il pittore incontrò per la prima volta il viso della donna: “mi trovai faccia a faccia con lei e vidi, per la prima volta da vicino, i suoi occhi immensi.”

Ricca, affascinante, misteriosa, amante del lusso e dello sfarzo, studiava abbigliamenti e pose volutamente eccentriche. Vestiva in modo provocatorio e amava travestirsi: i balli mascherati e i carnevali veneziani erano la sua scena preferita. Ovunque si recava non passava di certo inosservata: per un certo periodo usò cingersi il collo di un boa vivo, poi passò ai ghepardi da passeggio; camminava per Venezia scortata dai suoi fidi camerieri neri dalla pelle spruzzata d’oro; di notte soleva fare gite in gondola totalmente nuda sotto la pelliccia aperta.

Tuttavia anche le mises più preziose, a volte, possono risultare di troppo: in una festa d’agosto la marchesa, tanta era l’afa, davanti ad una numerosa platea di invitati, si denudò della sua leggera tunica lacerandola con un coltello al grido di “oddio sto soffocando”.

Radunò attorno a sé i maggiori artisti europei degli anni Venti e Trenta del ‘900, da D’Annunzio a Cocteau, da Marinetti a Kerouac, da Man Ray a Cecil Beaton, da Boldini ad Augustus John, per i quali fu musa ispiratrice, mecenate e, molto spesso, amante. Seppe superare il mito della belle époque e ad arrivare indenne al Novecento ispirando la fantasia dei dadaisti, dei fauvisti e, soprattutto, dei futuristi.

Kees van Dongen, Ritratto di Luisa Casati, 1920

Kees van Dongen, Ritratto di Luisa Casati, 1920

Ben più della sua bellezza, della sua vivace intelligenza, della sua immensa ricchezza, ciò che contribuì a fare della marchesa Casati un’icona del Novecento fu la straordinaria percezione che che ebbe di sé stessa e del proprio talento. Un talento che la portò a trasformare la sua vita in un capolavoro e ad incarnare l’emblema della femme fatale , divenendo, così, l’antesignana delle dive moderne.

Luisa Casati in una foto di Man Ray

Luisa Casati in una foto di Man Ray

 

Giovanni Boldini, Ritratto di Luisa casati, 1914 – La marchesa è rappresentata seduta e protesa in avanti, il braccio destro disteso lungo il fianco, la mano aperta e con lunghe dita affusolate. Ciò che più colpisce è l’acconciatura: i capelli rossi sono ornati da piume di pavone che catturano l’attenzione dell’osservatore. La Casati era infatti nota per i suoi abbigliamenti particolari e vistosi.

Nel 1923 compra a Parigi il Palais Rose, château alle porte di Parigi appartenuto a Robert de Montesquiou, ma nel 1930 è costretta a venderlo: a causa del suo stile di vita, ha accumulato un debito di 25 milioni di dollari. Ridotta alla bancarotta e a una pubblica vendita dei suoi beni, si trasferisce a Londra dove muore nel 1957. Viene sepolta con il suo mantello nero bordato di leopardo, ciglia finte, occhi bistrati; ai piedi il suo prediletto pechinese imbalsamato. La nipote sceglie per lei come epitaffio la descrizione che Shakespeare fece di Cleopatra:

“L’età non può appassirla né l’abitudine rendere insipida la sua infinita varietà.”

“Un giorno ricevetti la visita di una donna alta e imponente, vestita di nero, gli occhi enormi sottolineati dal trucco scurissimo. Portava un’alta acconciatura in merletto nero, ed entrando chinò leggermente la testa come se la porta fosse troppo bassa per lei. Si presentò come la marchesa Casati, ed espresse il desiderio di essere fotografata, ma nel salotto della sua casa, attorniata dagli oggetti preferiti. Prima di presentarmi all’appuntamento convenuto, m’informai su di lei: era famosa nei circoli aristocratici e passava per un’eccentrica. La sua villa in Italia era stata teatro di feste sontuose e sofisticate; una volta aveva fatto dipingere d’oro gli alberi del giardino e aveva ricevuto gli ospiti con un pitone vivo lungo tre metri avvolto intorno al corpo. (Nella sua villa in marmo rosa vicino a Parigi vidi poi il serpente imbalsamato, realisticamente avvinto a un tronco d’albero, in un’enorme bacheca.) Era stata amica del poeta italiano D’Annunzio. Al tempo del nostro incontro occupava un appartamento in un albergo di place Vendôme. Mi ricevette avvolta in una vestaglia di seta, i rossi capelli tinti in disordine, gli occhi enormi truccati con cura. La stanza traboccava di ninnoli preziosi. Sistemai la macchina e le luci, e lei sedette presso un tavolino su cui troneggiava un elaborato mazzo di fiori, in giada e pietre preziose. […] Quella sera sviluppai i negativi; erano confusi, indistinti. Li misi da parte, considerando un fallimento quella prima seduta. Non sentendo notizie, qualche tempo dopo mi telefonò. La informai che i negativi erano inutilizzabili, ma insistette ugualmente per avere qualche foto, così com’era. Ne stampai un paio, dove s’intravedevano le sembianze di un volto, uno con tre paia di occhi. Avrebbe potuto passare per una versione surrealistica della Medusa. Lei ne rimase affascinata. Ero riuscito a ritrarle l’anima, affermava.”

(Man Ray da “Self Portrait”, 1963.)

Luisa Casati in una foto di Man Ray

 

Alberto Martini, Ritratto di Luisa Casati, 1912

Alberto Martini, Ritratto di Luisa Casati, 1912

 

Luisa Casati: la Divina Marchesa ultima modifica: 2012-08-30T17:30:45+00:00 da barbara
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