"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Munch e la scoperta dell’eros

Munch e la scoperta dell’eros

Negli artisti simbolisti il tema della prima tentazione erotica è ricorrente, in genere, però, esso è rappresentato in formule sognanti e con valenza positiva.

Emile Bernard, Madeleine nel Bosco d’Amore, 1888

Emile Bernard, Madeleine nel Bosco d’Amore, 1888


Henri Gervex, Rolla, 1878

Henri Gervex, Rolla, 1878

Munch, al contrario, ritrae l’eros nelle sue accezioni più crude e desolanti: la sottomissione del corpo agli istinti porta ad una disfatta tragica e certa.

In Pubertà, ad esempio, una ragazza, nuda e con le braccia incrociate sul pube, pare guardare fissa al suo destino con turbamento ed angoscia. La scoperta della sessualità ha qui un’evidente accento negativo: l’eros viene associato alla paura, una minaccia che proviene dai desideri più intimi della carne e soggiace alle leggi incomprensibili e irrazionali dell’amore. L’ombra scura che la ragazza proietta sul muro pare alludere alla perdita dell’innocenza e ai futuri turbamenti dei quali sarà vittima: un’oscurità imperscrutabile che ne segna già l’appartenenza al lascivo e pericoloso mondo della notte.

Edvard Munch, Pubertà, 1893

Edvard Munch, Pubertà, 1893

ll giorno dopo, una scena di grande squallore e desolazione, rappresenta egregiamente la disfatta che l’amore reca. L’ansia e il dolore prevalgono sulla gioia e la passione: la donna che giace sul letto ne è il simbolo emblematico.

Edvard Munch, Il giorno dopo, 1894-1895

Edvard Munch, Il giorno dopo, 1894-1895

L’estasi amorosa in Munch occhieggia alla morte e la donna da vittima può trasformarsi, allo stesso modo, in carnefice.

In La morte di Marat la donna diviene l’assassina per antonomasia: colei che amministra la vita amministra anche la morte. La seduzione inizia e finisce con l’annientamento del maschio, irretito dalle malie della donna vampira e tagliatrice di teste. Munch, come altri artisti dell’epoca, dà voce alle sue personali angosce e ai suoi privati turbamenti utilizzando, come pretesto, l’immagine della femme fatale che uccide e divora il maschio con cui è giaciuta.

Edvard Munch, La morte di Marat, 1907

Edvard Munch, La morte di Marat, 1907


Edvard Munch. Madonna, 1893-1894

Edvard Munch. Madonna, 1893-1894

“Questi dipinti sono stati d’animo, impressioni della vita e dell’anima e insieme rappresentano un aspetto della battaglia tra uomo e donna chiamato amore […] La donna che offre se stessa e raggiunge la bellezza dolorosa di una madonna – Tutta la mistica dell’evoluzione concentrata in un solo essere – La donna nella sua multilateralità è un mistero per l’uomo – La donna che è una e contemporaneamente è una santa, una puttana, una creatura infelice e abbandonata. Gelosia – una lunga, vuota, linea di spiaggia. I capelli della donna si intrecciano e si aggrovigliano attorno al cuore di lui. L’uomo è veramente ferito in questa battaglia – la natura gli appare come un grande grido in cui nuvole rosso sangue sono come sangue che cola.”

(Edvard Munch)

Munch descrive la sua vita che è la vita di tutti, il destino umano unico e ineluttabile che, librandosi dapprima nella luce, sprofonda poi negli abissi dell’orrore e dello smarrimento, trascinato nell’estasi amorosa da una donna che, da genitrice, si trasforma, improvvisamente, in divoratrice di uomini.

Edvard Munch, Gelosia,1895

Edvard Munch, Gelosia,1895 – Qui i fantasmi della mente mettono in scena il peccato originale, il manto che scende lungo i fianchi della donna la trasforma in una vulva aperta, mentre nell’angolo cresce il rosso fiore fallico del dolore.

Edvard Munch, Gelosia,1895 – Qui i fantasmi della mente mettono in scena il peccato originale, il manto che scende lungo i fianchi della donna la trasforma in una vulva aperta, mentre nell’angolo cresce il rosso fiore fallico del dolore.
Edvard Munch, Il bacio, 1892
Edvard Munch, Il bacio, 1892 – I corpi degli amanti sono fusi in un abbraccio, un abbraccio fosco e funesto che pare una sorta di risucchio nel nulla: non c’è calore nei corpi, ma una sorta di fatale abbandono verso la perdita della reciproca identità.
Edvard Munch, La danza della vita, 1899-1900

Edvard Munch, La danza della vita, 1899-1900 – I personaggi, come tanti burattini, inscenano la loro commedia: in questa danza, che non è un evento di festa, ognuno consuma la propria disfatta e la propria disillusione sulla vita, l’amore ed il tempo che passa inesorabile.

 

Munch e la scoperta dell’eros ultima modifica: 2012-08-23T18:00:48+00:00 da barbara
3 Comments
  • Egon Schiele: Tormento ed Estasi « barbarainwonderlart
    Posted at 16:35h, 08 febbraio Rispondi

    […] il tema del sesso in Schiele, come in Munch, venne trattato nella sua variante più dannata e distruttiva: un morbo e una punizione a cui non […]

  • Edvard Munch: l’arte come debito con l’esistenza | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 13:42h, 15 giugno Rispondi

    […] l’opera di Edvard Munch nasce dai margini di un’esistenza già considerata conclusa ai suoi primi inizi, ripiegata su se […]

  • Pauline
    Posted at 03:13h, 23 marzo Rispondi

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