"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Escher e l’Alhambra: la ricerca della regolarità nello spazio

Escher e l’Alhambra: la ricerca della regolarità nello spazio

Particolare di un mosaico dell' Alhambra

Particolare di un mosaico dell’ Alhambra


Schizzo di Maurits Cornelis Escher, da un mosaico murale dell’ Alhambra, 1922

Schizzo di Maurits Cornelis Escher, da un mosaico murale dell’ Alhambra, 1922

La ricerca artistica di Escher si contraddistinse, in tutte le sue fasi ed evoluzioni, per l’attenzione prestata allo spazio, alla sua costruzione e composizione nella tela. Egli sentiva prepotente il bisogno di organizzare in maniera regolare la superficie da incidere o da disegnare, frutto questo di un’esigenza tutta interiore e personale.

“Da principio non avevo idea di come avrei potuto costruire sistematicamente le mie figure: non conoscevo nessunissima regola del gioco e cercavo – senza quasi sapere quello che stessi facendo – di far andare d’accordo superfici congruenti, alle quali cercavo di dare forme di animali” – così spiega Escher le sue frenetiche sperimentazioni.

La svolta fondamentale nella scomposizione della superfice pittorica in maniera regolare, idea che, come ebbe a dire l’artista stesso, rappresentava oramai una vera e propria ossessione, si ebbe con la seconda visita di Escher all’Alhambra nel 1936. L’artista fu colpito dall’abilità dimostrata dagli arabi nel decorare le pareti a maiolica dando vita a superfici che potevano, teoricamente, moltiplicarsi all’infinito sempre con il medesimo motivo ornamentale.

“I mori erano maestri proprio nel riempire completamente superfici con un motivo sempre uguale. In Spagna, all’Alhambra, hanno decorato pavimenti e pareti mettendo uno vicino all’altro pezzi colorati di maiolica della stessa forma senza lasciare spazi intermedi.”

Escher aveva trovato, così, un modello con cui confrontare i suoi studi relativi alla divisione regolare del piano: assieme agli schizzi che riproducono le soluzioni decorative della dimora principesca si affiancano, in questo periodo, gli approfondimenti di Escher tesi a ricavare delle regole generali per lo sviluppo di forme ornamentali simili. Queste sperimentazioni suscitarono l’interesse di matematici e cristallografi, per la precisione e profondità delle sue ricerche geometrico-spaziali.

Al fine di rendere le sue composizioni ancora più affascinanti e misteriose, l’artista olandese introdusse anche l’elemento figurativo come modulo nella scansione regolare del piano e approfondì alcune regole della percezione visiva.

Maurits Cornelis Escher, Otto teste, 1922

Maurits Cornelis Escher, Otto teste, 1922

Nell’opera Otto teste, ad esempio, l’artista incastra le figure l’una nell’altra sfruttando il concetto di pieno e di vuoto. Nella percezione di una figura disegnata su un piano, infatti, il vuoto (ossia lo spazio negativo che risulta fra un oggetto e l’altro) ha la stessa importanza compositiva dell’oggetto stesso. Escher applica questa teoria alla ripartizione regolare del piano dove i moduli s’incastrano diventando, di volta in volta, spazio negativo l’uno dell’altro.

Prendono così vita una serie di immagini straordinarie per l’effetto ambiguo e ambivalente che provocano nello spettatore.

“La bellezza e l’ordine dei corpi irregolari sono irresistibili […] se tu insisti a parlare di Dio, hanno qualcosa di divino, per lo meno nulla di umano.” (Maurits Escher)

Maurits Cornelis Escher, I rettili, 1943

Maurits Cornelis Escher, I rettili, 1943

 

Maurits Cornelis Escher, Farfalle

Maurits Cornelis Escher, Farfalle


Maurits Cornelis Escher, Farfalle

Maurits Cornelis Escher, Farfalle

 

Maurits Cornelis Escher, Mano con sfera riflettente (Autoritratto allo specchio sferico), 1935

Maurits Cornelis Escher, Mano con sfera riflettente (Autoritratto allo specchio sferico), 1935

Escher esuguì vari autoritratti con sfere riflettenti, probabilmente suggestionato da famose opere di grandi maestri del passato (da Van Eyck a Petrus Christus, a Parmigianino), in cui lo specchio convesso è uno degli elementi chiave della rappresentazione.

Maurits Cornelis Escher, Stelle, 1948

Maurits Cornelis Escher, Stelle, 1948

 

Escher e l’Alhambra: la ricerca della regolarità nello spazio ultima modifica: 2012-08-11T13:03:37+00:00 da barbara
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