"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Il Surrealismo: l’ultima delle avanguardie artistiche del Novecento

Il Surrealismo: l’ultima delle avanguardie artistiche del Novecento

Surrealismo: Man Ray, Scacchiera surrealista, 1934.

Man Ray, Scacchiera surrealista, 1934.

Il fotomontaggio ritrae i principali protagonisti del surrealismo; da sinistra e dall’alto: André Breton, Max Ernst, Salvador Dalì, Hans Arp, Yves Tanguy, René Char, René Crevel, Paul  Éluard, Giorgio De Chirico, Alberto Giacometti, Tristan Tzara, Pablo Picasso, René Magritte, Victor Brauner, Benjamin Péret, Gui Rosey, Joan Miró, E.L.T. Mesens, Georges Hugnet, Man Ray.

Con una geniale intuizione Man Ray raccoglie, in una sorta di scacchiera figurata, chi surrealista lo fu fin dall’inizio, chi fu espulso dopo il primo anno, come Dalì, e chi non vi aderì mai formalmente, come De Chirico. Gli scacchi sono il gioco più rappresentativo di tale movimento, tanto è vero che furono il soggetto prediletto di molte tele di Magritte ed il tema di un film di René Clair, Entr’acte, dove Duchamp e Man Ray disputano, in terrazza, una partita di scacchi.

Surrealismo: Man Ray e Duchamp disputano una partita di scacchi nel film di René Clair, Entr'acte, 1924

Man Ray e Duchamp disputano una partita di scacchi nel film di René Clair, Entr’acte, 1924

 

Surrealismo: René Magritte, Le jockey perdu, 1942

René Magritte, Le jockey perdu, 1942

Nel 1924, con la pubblicazione del manifesto redatto da André Breton, nasce ufficialmente il surrealismo. Breton, fin da subito, diviene il principale teorizzatore e portavoce di questo movimento che radunava una schiera di artisti, accomunati dalla volontà di tradurre il sogno in opera d’arte.

Nel primo dopoguerra, dopo la distruzione dell’arte e del suo stesso senso operata dal dadaismo, si iniziano a cercare nuovi significati: l’arte viene così ad assumere il ruolo di esploratrice dell’io più profondo e represso e si pone, al contempo, al servizio della rivoluzione politica.

I surrealisti rinunciano volontariamente alla razionalità, per cercare nell’immaginazione la fonte del processo creativo. Essi non operano, però, una fuga dalla realtà, ma si propongono di trasformare la realtà stessa partendo dalla loro esperienza: l’esistenza è qui ed ora, ma, nello stesso tempo, è altrove, nella dimensione onirica e recondita dell’essere, mai nella trascendenza o nella negazione. In questo modo essi elaborano una poetica che coniuga la sperimentazione artistica con un progetto politico ideale: il comunismo.

L’arte si propone quindi come via rivoluzionaria per convivere con il mondo reale: il surrealismo non è nè un movimento nè una scuola, ma vuole essere, essenzialmente, una pratica di vita. L’idea fondamentale è quella di allargare la base della coscienza, superando le barriere che limitano il mondo diurno da quello notturno: si tematizza così il risveglio dell’immaginazione, la deriva del desiderio e l’abbattimento delle convinzioni morali di stampo borghese.

I surrealisti anelano al superamento delle categorie del giudizio, al fine di trovare una conciliazione tra le coppie dialettiche anima-corpo, veglia-sonno, ragione-immaginazione. Il desiderio viene così elevato a mezzo per accordarsi con la realtà esterna, dando voce all’inconscio e sistematizzando il flusso della coscienza.

“Solo la parola libertà ancora mi esalta. Io la credo atta a mantenere acceso indefinitivamente l’antico fanatismo degli uomini. E senza dubbio risponde alla mia sola legittima aspirazione. Tra i tanti mali ereditati si deve pur riconoscere che la più grande libertà di spirito ci è lasciata. Sta a noi di non farne cattivo uso. Incatenare l’immaginazione, anche trattandosi di ciò che comunemente si chiama felicità, è come sottrarci a ciò che v’è nell’intimo nostro di suprema giustizia. Solo l’immaginazione mi dà conto di ciò che può essere, e questo mi basta per sollevare un poco il terribile interdetto; mi basta per abbandonarmi a lei senza timore di errori (come se fosse possibile ingannarsi di più).”

(André Breton da il manifesto del surrealismo, 1924)

Surrealismo: René Magritte, illustrazione per il manifesto surrealista di André Breton, 1924

René Magritte, illustrazione per il manifesto surrealista di André Breton, 1924

Lo scopo dell’arte non è più, dunque, l’imitazione della natura, ma la trasfigurazione visiva di una realtà interiore: attraverso il fare artistico si può accedere a quello stato di “surrealtà” che sovverte gli equilibri precostituiti. L’impresa che impegna i surrealisti è quella di rappresentare questa surrealtà con il linguaggio formale tradizionale: partendo da codici linguistici noti essi vedono, e ci fanno vedere, al di là del senso comune e della banale percezione.

Come disse Friedrich, pittore romantico tedesco molto amato da Ernst, “Chiudi gli occhi così da vedere per prima cosa la tua pittura con gli occhi dello spirito, poi porta alla luce del giorno ciò che vedi durante le tue notti, onde il tuo operare si eserciti, a sua volta, su altre entità dall’esterno verso l’interno.”

Surrealismo: André Breton, Paul Eluard, Valentine Hugo, Nusch Eluard, Cadavre exquis, 1930

André Breton, Paul Eluard, Valentine Hugo, Nusch Eluard, Cadavre exquis, 1930

I surrealisti, nel loro viaggio attraverso l’espressione della surrealtà, sperimentarono anche nuove tecniche artistiche e poetiche. Una di queste è il cadavre exquis (cadavere eccellente), in base alla quale si assemblano collettivamente un insieme di parole o immagini.

Questa tecnica nasce dalla rivisitazione di un vecchio gioco da tavolo in cui i giocatori scrivono a turno in un pezzo di carta, lo piegano per coprire parte della scrittura e poi lo passano al giocatore successivo per un ulteriore contributo. Il cadavre exquis si gioca, dunque, in un gruppo di persone che scrivono o disegnano una composizione in sequenza. Ogni partecipante può vedere solo la parte finale di quello che ha tracciato il giocatore precedente.

Il nome della tecnica stessa deriva da una frase che emerse quando fu giocato per la prima volta: “Le cadavre – exquis – boira – le vin – nouveau” (il cadavere eccellente berrà il vino nuovo). Da un gioco comune nascono delle suggestioni che si combinano intuituivamente e spontaneamente per creare una nuova realtà.

Surrealismo: Salvador Dalì, La persistenza della memoria, 1931

Salvador Dalì, La persistenza della memoria, 1931


Surrealismo: Max Ernst, La vestizione della sposa, 1940

Max Ernst, La vestizione della sposa, 1940

 

Surrealismo: René Magritte, Il terapista, 1937

René Magritte, Il terapista, 1937

Il Surrealismo: l’ultima delle avanguardie artistiche del Novecento ultima modifica: 2012-08-06T20:46:38+00:00 da barbara
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