"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Un raffinato conoscitore d’arte: Vittorio Pica

Un raffinato conoscitore d’arte: Vittorio Pica

Vittorio Pica (1862-1930)

Vittorio Pica (1862-1930)

Vittorio Pica nasce a Napoli il 28 aprile 1862. Sin dagli esordi, dimostra una spiccata predilezione per la letteratura contemporanea francese: si fece notare infatti vincendo un concorso letterario per il “Fanfulla della domenica” nel 1882, con un saggio letterario sui fratelli De Goncourt. Tale interesse, che prima si alimentava di testi e traduzioni, si fece più maturo a partire dal primo viaggio a Parigi nel 1891. Lunghe soste nella capitale francese lo portarono a conoscere, tra gli altri Émile Zola, Mallarmé, con i quali fu in corrispondenza, Paul Verlaine e molti altri poeti e letterati della fin de siècle parigina. Pica divenne ben presto traduttore ufficiale di Mallarmè per il nostro paese e fu il primo critico italiano a citare nei suoi studi Rimbaud, egli fu dunque un tramite importante per la diffusione dei poeti maledetti d’oltralpe in Italia.

Dal punto di vista artistico, gli interessi di Pica coprono un ventaglio molto ampio, documentato, come per le sue preferenza letterarie, da numerosi articoli e saggi. L’arte orientale, l’impressionismo e l’arte da questo ispirata, ma anche quelle manifestazioni di un simbolismo sofisticato, seducente ed elegante alla maniera di Khnopff o di Jan Toorop. Molta parte della critica di Pica è dedicata alle arti applicate che considerava al pari di pittura, scultura ed architettura.

“Le minute opere d’artigianato non devono, dunque, essere considerate semplicemente dei ninnoli graziosi con cui adornare la propria dimora, ma delle vere e proprie opere d’arte.”

Attraverso la conoscenza dell’arte straniera e la sua contestuale diffusione, Pica si adoperò per sprovincializzare l’arte italiana, liberandola da un pesante pregiudizio nazionalistico e cercando di aprirla alle tendenze più moderne a lui contemporanee.

L’amore per l’arte contemporanea è testimoniato dalla partecipazione attiva alla Biennale di Venezia che, a partire dal 1910 in sodalizio con Antonio Fradeletto e fino al 1926, lo vide Segretario Generale. Tale incarico non fu certo esente da critiche e fatiche, ma gli permise di avvicinarsi ad artisti e movimenti di cui prontamente diede diffusione e testimonianza.

Molto importanate fu la presenza di Pica nella rivista “Emporium”, con la quale iniziò a collaborare fin dal 1895 (anno di fondazione) divenendone poi codirettore con Gaffuri dal 1898. Pica, con i suoi articoli, si contraddistingue per l’apprezzamento rivolto ad ogni forma artistica in tutte le sue più minute manifestazioni. Egli, infatti, si interessò, soprattutto, alle arti applicate e alle arti grafiche promuovendo il rinnovamento della cultura artistica italiana, attraverso la diffusione di tutte le possibili produzioni d’arte più innovative.

“[…] il primissimo dovere di un critico è di non fermarsi ad una formula rigida d’arte, di studiare, con comprensiva simpatia, le più svariate tendenze d’arte, appoggiando sopra tutto quelle che rappresentano un tentativo d’innovazione e che come tali sono osteggiate dai conservatori, derise dagli opportunisti, incomprese dalla folla.”

Il limite della critica di Pica può essere quella dell’essere egli un “dilettante”, privo di inquadramento accademico e che, più che un metodo rigoroso, seguiva unicamente il corso dei suoi interessi, il richiamo agli argomenti più attuali, le trame delle sue letture. Questo suo dilettantismo, se da una parte lo portò ad una certa “superficilità” di giudizio nella comprensione dei fenomeni artistici, contribuì dall’altra al rifiuto di verità precostituite ed assolute e ad una maggiore apertura nelle critiche e negli argomenti trattati, rivalutando l’intuizione personale che lo portò a cogliere delle manifestazioni culturali ancora in fieri.

Ex libris per Vittorio Pica

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Un raffinato conoscitore d’arte: Vittorio Pica ultima modifica: 2012-07-22T12:43:07+00:00 da barbara
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