"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Un processo d’eccezione: James McNeill Whistler contro John Ruskin

Un processo d’eccezione: James McNeill Whistler contro John Ruskin

James Abbot McNeill Whistler, Nocturne in Black and Gold: The Falling Rocket, (La caduta dei fuochi d'artificio, notturno in nero e oro), 1875

Nel clima borghese e perbenista della Londra vittoriana di fine ‘800, assistiamo ad un processo di straordinaria importanza per la storia dell’arte.

Il 15 novembre 1878, in Corte d’Assise, dinnanzi al Barone di Huddleston e ad una speciale giuria, si tenne l’udienza del caso Whistler contro Ruskin. Tale procedimento vide contrapporsi due personalità molto diverse tra di loro: il pittore dandy, americano di nascita, James McNeill Whistler e il critico affermato,ricco socialista e verboso moralista, John Ruskin. Personalità diverse a cui corrispondono diverse concezioni dell’arte e del ruolo dell’artista.

Whistler aveva chiamato in causa Ruskin per diffamazione a seguito di una critica che, anche se non troppo violenta nei termini, era stata comunque fatta da un uomo di enorme influenza sul pubblico a lui contemporaneo; Ruskin si trovava, all’epoca dei fatti, all’apice della sua fama di critico: è professore ad Oxford, scrive per i giornali più rinomati, è presente in tutti i salotti aristocratici di Londra, le sue opinioni sono dunque accolte dai più come giudizi inappellabili.

La contesa tra queste due forti personalità verteva sul dipinto di Whistler Nocturne in Black and Gold: The Falling Rocket (La caduta dei fuochi d’artificio, notturno in nero e oro), esposto nel 1877 alla Grosvenor Gallery, quadro che scatenò lo sdegno di Ruskin che lo giudicò: a pot of paint in the public’s face, un barattolo di vernice in faccia al pubblico. La tela in questione rappresenta una sorta di anticipazione della pittura astratta: è evidente infatti la netta rottura con la pratica pittorica tradizionale, tale da precorrere di trentacinque anni la pittura assoluta di Kandinskij.

Whistler, anziché abbandonarsi alla scintillante calligrafia del pennello, preferisce le grandi chiazze omogenee, la composizione a fasce ed angoli, assaporando voluttuosamente il piacere di lavorare con superfici vuote e quasi monocrome. L’autore ci rivela le sue posizioni ormai decisamente antitetiche rispetto all’Impressionismo, da cui peraltro fu fortemente influenzato, liberando l’opera d’arte da qualsiasi intento aneddotico o realistico.

In Whistler la libertà delle pennellate non ha una funzione naturalistica, ma diviene una sorta di espediente per suscitare delle emozioni, per richiamare alla mente, grazie agli spruzzi dorati che creano un accordo elegantissimo con le varie tonalità di blu e nero sullo sfondo, l’analogia delle scintille festose dei giochi pirotecnici.

La tela, oltre alla mordente critica di Ruskin, suscitò scalpore anche nel pubblico presente alla mostra il quale, abituato a soggetti tradizionali, affermò che l’opera sarebbe stata uguale anche girandola al contrario, tanta era la sua insensatezza artistica.

L’esposizione inaugurava la neonata Grosvenor Gallery, fondata da Sir Coutts Lindsay e sua moglie Blanche, per soddisfare un loro innato impulso di generosità mecenatesca. La cerimonia di apertura era stata un successo di eleganza e raffinatezza mondana, illuminata dalla presenza del Principe e della Principessa di Galles. Le opere esposte riflettevano il gusto decorativo dell’epoca, con soggetti allegorici raffiguranti giovani in costumi di foggia classica e con titoli evocanti dee e ninfee. In un siffatto contesto è possibile comprendere lo sbigottimento generale che suscitarono le tele dell’eccentrico e controverso Whistler. Egli, infatti, presentò una serie di notturni londinesi che risultarono scandalosamente rozzi agli occhi di chi era avvezzo a ben altri livelli di definizione formale.

Il 2 luglio del 1877, nella Fors Clavigera, il celeberrimo critico e storico dell’arte John Ruskin scrisse il seguente giudizio sul dipinto di Whistler: “[…] Per il bene di Mr Whistler non meno che per la protezione dell’acquirente, Sir Coutts Lindsay non avrebbe dovuto ammettere in Galleria opere nelle quali la mal educata presunzione dell’artista costeggia così da presso l’aspetto di una deliberata impostura. Prima di adesso ho visto e sentito tanta di quella impudenza cockney,ma non mi sarei mai aspettato che un buffone chiedesse duecento ghinee per sbattere un barattolo di vernice in faccia al pubblico.”

Whistler, infuriato per il danno ricevuto alla sua reputazione e fama di pittore, trascinò in tribunale il critico d’arte con una richiesta di risarcimento di mille sterline più le spese processuali. Dagli atti del processo, trascritti da Whistler nel 1890 in The Gentle Art of Making Enemies (L’arte cortese di crearsi nemici), si evince il perverso e ottuso bisogno del critico Ruskin, in questo caso pure un artista mancato, di giudicare un’opera seguendo solo ed esclusivamente i propri canoni tradizionali, privilegiando un realismo stantio ed accademico, nella strenue difesa di un finito e compiuto artistico che nulla lasciano alla fantasia inventiva e di esecuzione.

Whistler contesta il ruolo della critica ufficiale e la sua incapacità di parlare di un’arte che non le appartiene: solo all’artista è concesso questo ruolo, in quanto creatore egli è anche l’unica persona in grado di svelare l’intima verità della sua opera. “Non contesterei in alcun modo la critica tecnica di un uomo che abbia trascorso la vita a praticare la scienza su cui esercita la critica; ma avrei poco rispetto per l’opinione di un uomo la cui vita non si è svolta in questi termini, come fareste voi in questioni di diritto. […] Non è solo quando la critica è prevenuta che trovo da obbiettare, ma anche quando è incompetente. Ritengo che nessuno tranne l’artista possa essere un critico competente.”

Non sono solo ed esclusivamente l’incompetenza di Ruskin e la sua cecità ad essere chiamate in causa, quanto il suo gusto attardato. In aula si gioca, infatti un episodio della querelle entre les anciens et le modernes e Whistler agisce da esploratore di un’avanguardi estetica in territorio straniero.

Il dibattimento è una sorta di elegante e sottile duello verbale che, con stoccate assassine e taglienti, solleva problemi che diverranno poi centrali nel corso del novecento: il rapporto antagonistico tra la critica militante e l’arte in fieri e la piena accettazione dell’artista come intellettuale della società produttiva e non già come buffone da strapazzare.

La giuria, alla fine, indisposta dalla materia del contendere e sfiorata dal ridicolo, optò per una sentenza salomonica che risultò disastrosa per entrambi i contendenti. Condannò, infatti, Ruskin al risarcimento di un nichelino senza tuttavia gravarlo delle spese processuali che dovettero essere così sostenute sia dal critico che dal pittore. Ruskin si ritirò dalla vita pubblica e rassegnò le dimissioni dall’incarico di professore. Whistler, vittorioso pubblicamente ma vinto economicamente, si rifugiò a Venezia dove eseguirà delle magnifiche acqueforti che, al suo ritorno a Londra, saranno giudicate in modo non meno sprezzante da molti altri critici. Diede inoltre disposizioni legali affinché, alla sua morte, il notturno non fosse mai più esposto in Gran Bretagna.

“Consentite dunque che le opere siano ricevute in silenzio, come avveniva in tempi che i virtuosi della penna ancora indicano come l’età dell’oro dell’Arte. E qui veniamo alla spesso ripetuta apologia dell’esistenza del critico e scopriamo quanto sia ridicola. Egli si etichetta come la pustola necessaria alla salute del pittore e scrive che può giovare alla sua Arte. Con lo stesso inchiostro lamenta la decadenza che c’è in giro e dichiara che le opere migliori furono fatte quando egli non era lì a soccorrere. No, consentite che non vi siano critici! Essi non sono un male necessario, ma un male del tutto superfluo, sebbene di certo un male.”

(J. McNeill Whistler, “The Gentle Art of Making Enemies”, 1890)

James Abbot McNeill Whistler, Notturno in blu e oro, Il vecchio ponte di Battersea, 1972- 1875

James Abbot McNeill Whistler, Notturno in blu e oro, Il vecchio ponte di Battersea, 1972- 1875

 

James Abbot McNeill Whistler, Autoritratto, Composizione in grigio, 1872

James Abbot McNeill Whistler, Autoritratto, Composizione in grigio, 1872

Un processo d’eccezione: James McNeill Whistler contro John Ruskin ultima modifica: 2012-07-20T13:16:26+00:00 da barbara
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